Parliamo un po’ del passato e del mio caro vecchio ampli che purtroppo non riesco più ad utilizzare come si deve.
Come sempre aggiungo sempre un po’ anche i ‘miei’ ricordi che fanno un po’ vintage anche loro ![]()
Il mio JCM800: ricordi vari
Stratocaster ancora ‘moddata’!
La mia Strato messicana ha raggiunto un nuovo stadio di evoluzione, probabilmente non quello definitivo, ma poco ci manca. Avrete capito che la sto praticamente ‘beckizzando’, cioé rendendola simile al modello signature di Jeff Beck, ma con dei cambiamenti miei. Stavolta è toccato alle meccaniche autobloccanti – o come cavolo si chiamano – che danno un tocco di semplicità a tutta l’operazione di cambio corde, tenuta accordatura ed uso del tremolo. Pronti? Via!
Come vedete ho preso delle meccaniche originali Fender: costano di più, ma mi garantiscono una compatibilità assoluta con i buchi della paletta del manico. Prima di iniziare apro la mia cassetta degli attrezzi appositamente comprata ed equipaggiata per le mie chitarre (certo che avercela solo ora dopo una dozzina d’anni passati in giro a suonare è un po’ una vergogna).
Troppa roba? S’, ma alla fine per questa mia operazione mi bastano i pochi atterzzi che vedete qui sotto: meccaniche nuove, chiave inglese (nascosta sotto la paletta), corde nuove, accordatore, manovella avvolgicorde, per fare prima, con tronchesino incorporato e… tanta pazienza.
Ad un primo controllo visivo le meccaniche sembrano perfettamente compatibili con quelle vecchie, speriamo bene.
Dalla vista superiore della paletta della mia Strato si nota bene che questa mia ulteriore modifica va a completare quelle precedenti e cioé: capotasto ‘roller nut’ e abbassa corde moderno più scorrevole (di quest’ultimo potrei fare a meno, ma mi piace mantenerlo per questioni estetiche).
Adesso arriva il momento della verità. l’importante è che quei due buchi coincidano perfettamente con quelli delle nuove meccaniche, se così non fosse si potrebbe sempre rimediare, ma sarebbe un lavoro molto più lungo ed ‘invasivo’.
Per fotuna tutto è perfetto ed il lavoro procede speditamente; si smonta la corda, si cambia la meccanica, si mette una corda nuova che viene bloccata dalle nuove meccaniche, neanche un giro di chiavetta e la corda è perfettamente accordata (notare il mio accordatore stile termometro che mi permette di fare a meno del cavo: una bella comodità quando si lavora sullo strumento).
Adesso basta procedere per tutte e sei le meccaniche stando attenti a distinguere quelle con il perno più lungo da quelle con il perno più corto; ammetto di aver sbagliato due volte
Ecco il lavoro finito; certo che montare le corde così è di una semplicità disarmante.
Appena montate le corde ho proceduto al solito lavoro di ’stiratura’, ma con queste meccaniche praticamente una volta montate non si muovono più, sono rimasto sbalordito. Per me buona parte del merito però va attribuito anche al capotasto che mi sembra un piccolo capolavoro di miniaturizzazione; essendo pensato per le Strato americane è un pelino più largo del dovuto, ma non mi dà alcun fastidio ed il risultato è garantito.
Tiene di più l’accordatura? Direi proprio di sì; il lavoro l’ho fatto venerdì scorso, stamattina l’ho portata a scuola per l’attività integrativa riguardante appunto la musica e, dopo la spiegazione del mio collega di matematica sulla ‘fisica’ del suono, a me spettava la presentazione dello strumento chitarra e far vedere quelle leggi fisiche applicate appunto al mio strumento. Tirata fuori dalla custodia morbida dopo che era stata ‘tirata in giro’ tutta mattina con uscita mattutina abbondantemente sottozero, la chitarra era accordata; ho suonicchiato un po’ e la leva del tremolo è quella che attira sempre di più l’attenzione per gli effetti ottenibili con poco sforzo. Ho dato in mano la mia chitarra ad alcuni miei studenti che ci hanno dentro a più non posso (non gli sembrava vero di toccare una Strato) ed anche le ragazze si divertono con quello strano aggeggio che le fa ridere per l’effetto ’stonato’ che si ottiene. Messa via la Strato ed aveva il sol leggermente calante; non resisterà alla mano di Steve Vai, ma per le mie esigenze direi che queste meccaniche sono proprio una bella comodità: consigliabilissime!
Dopo Highway Star in quella versione a dir poco indiavolata
sapevo per certo che qualsiasi altro brano da me proposto sarebbe sembrato ‘moscio’ quindi ho deciso di cambiare del tutto genere. Ho rispolverato un vecchissimo brano dei Jethro Tull ed ho sostituito il flauto con la chitarra: prima classica e poi elettrica. Ok, non passerò alla storia per questo, ma almeno mi auguro che sia un ascolto piacevole.
Highway Star
Ho avuto molte difficoltà a caricare questo video che mi veniva rifiutato da youtube penso per problemi di copyrights
(youtube è pieno di cose simili, ma la mia proprio non gli andava giù); in effetti io non voglio rubare niente a nessuno, volevo solo realizzare un mio piccolo sogno, ma evidentemente la cosa è più difficile del previsto (o forse era solo un segnale che questa cosa non la dovevo fare
).
Ho caricato su due siti diversi sperando che almeno uno dei due funzioni, però non riesco a far apparire l’anteprima quindi dovrete cliccare su uno dei due links. Il caricamento è solitamente più lento che da Youtube quindi conviene farli partire e bloccarli subito lasciando così che si carichino del tutto (basta osservare la barra di caricamento) per poi vederli per intero; in caso contrario vanno a singhiozzo.
Ecco l’introduzione dove spiego come ho fatto a realizzare questo sogno-follia.
Cliccare qui oppure qui
ATTENZIONE LEGGERE BENE!!!!
So perfettamente di essere un chitarrista limitato, specie nell’inventiva e quindi quando devo affrontare un assolo un po’ lungo uso un trucco: lo divido in varie parti. Con questo brano è facile perché le parti per me sono facilmente riconoscibili e sono 3: l’introduzione dell’assolo, la parte famosissima e l’uscita. Blackmore stesso diceva che di un assolo bisogna studiare bene l’entrata e l’uscita perché sono le uniche che la gente ricordi (un po’ è vero io dell’assolo di Starway to heaven, ad esempio, ricordo solo la prima frase e come si ‘esce’); ora, io HS l’ho suonata per tanti anni – mai uscita dal repertorio live in circa 12 anni di carriera – e la suddividevo appunto in 3 parti: la prima poteva variare dalla versione Machine Head, serata con poca fantasia e tiro, all’improvvisazione su pentatoniche; la seconda è la parte famosa e dovevo rifarla quasi uguale, quando la variavo la gente mi diceva che la sbagliavo anche se ero io che la variavo
; l’ultima parte era solitamente cacofonica, tutta leva e pagliacciate che fanno ‘figo’.
Stavolta no, non ci sono riuscito e sapete perché? Perché la base è quella di Made in Japan e l’ho talmente nel DNA che se variavo troppo mi sembrava di essere fuori; quella base che rappresenta il mio sogno, suonare con i DP, alla fine mi ha come bloccato. Spero che si capisca cosa intendo dire. Non l’ho rifatta uguale: non è possibile, non ne sono capace e non è nello spirito blackmoriano, ma ho seguito più o meno quel ‘filo logico’. Tra l’altro l’entrata non me la sono studiata eppure mi sembra quasi uguale e fighissima, sapevo solo che dovevo partire in pentatonica di Re min.; proprio non riuscivo su quella base a farla ‘troppo’ diversa, mi sembrava dissacrante. Confermo che mai nel mio passato l’ho suonata ed affrontata così; ma sapete che vi dico? Che non pensavo neppure di suonarla così bene dopo tanto tempo e penso di sapere il perchè. Nel mio gruppo ero io che decidevo tutto dal punto di vista musicale: bello? Sì, ma limitante perché alla fine tutti dipendevano da me e suonavo sempre con la paura che gli altri sbagliassero qualcosa e dovevo subito rimetterli in riga. Fare un assolo in queste condizioni non ti permette mai di lasciarti andare del tutto, ma con la base dei DP è tutta un’altra cosa. Paice e Glover sono una macchina ritmica fantastica (per l’Hammond di Lord ho una venerazione seconda solo alla Strato di Ritchie): loro non sbagliano, anzi ti spingono sempre avanti con un tiro pazzesco, impossibile stare calmi con loro due.
Chiedo infine scusa per tutte le ‘pagliacciate’ che ho fatto, ma quando un pezzo lo suoni LIVE per tanto tempo acquisisci una certa familiarità ed allora puoi permetterti di fare quelle cose di difficoltà zero, ma che il pubblico ricorda e viene poi a farti i complimenti (a me sembrava tanto di essere un fenomeno da circo, ma nel rock un po’ di scena ci sta). Volevo suonarla calmo, ma a dire il vero solo la prima strofa lo è, già la seconda… parto per la tangente.
Ho messo tutto il pezzo perché vorrei fosse chiaro che Highway Star è una canzone e non un assolo di chitarra; questo brano è bello da suonare dall’inizio alla fine in tutte le sue parti e così va gustato. Qualcuno dice che suonare i pezzi dei DP è noioso, ma non riesco a capire come ciò sia possibile: a me sembrano strutture aperte su cui ‘giocare’ ogni volta in modo diverso. Ok, ora potete ascoltarlo sperando che risvegli nei giovanissimi curiosità e nei non-più-giovanissimi un buon ricordo ed un sorriso.
Cliccare su Highway Star oppure cliccare qui.
Shadow of the DOOM
Inutile che cerchiate l’originale di questo brano: non c’è! Spiego quasi tutto nel video, l’unica cosa differente e che poi ho aggiunto una seconda chitarra – la Strato nera – con un suono diverso, ancor più ‘industriale’ della prima per rendere il brano ancora più ‘malato’ e brutto
Dovete considerarlo poco più di uno scherzo, un modo per iniziare sorridendo l’anno nuovo.
Buon Natale a tutti!
La ‘mia’ storia in un assolo
C’è poco da dire, mi sembra che il titolo del post sia abbastanza esaustivo. Ho voluto fare questi 3 video per spiegare come la cocciutaggine, la volontà e la fantasia alle volte possano fare diventare realtà un piccolo sogno.
Still I’m sad
Ok, alla fine l’odissea è finita e l’ho messo su Youtube
Non passerà certo alla storia e la gestazione è stata alquanto sofferta, più per problemi di tempo e tecnici che musicali. Poi mi sono incaponito nel voler fare la versione ’studio’ del brano e non quella ‘live’ (che ho suonato per anni) cercando addirittura di fare una specie di studio ‘filologico’ del brano; alla fine mi sono accorto di non averne le capacità né tecniche (sia di registrazione sia di esecuzione), né musicali
Sopravviverò! L’ultimo solo è veramente un po’ ‘liberatorio’ e mi sono lasciato andare ed è venuto fuori qualcosa di vagamente blackmoriana sia nell’intenzione, sia nell’anarchico modo di eseguirlo; peccato che sia un po’ fuori contesto, cioé improvviso in uno stile blackmoriano degli anni ‘90 mentre il brano a cui faccio riferimento è del ‘76. Ma come dico spesso l’importante è divertirsi e far casino, no?
Alzare il volume!!!!! (soprattutto dal minuto 5:36!!!!)
Il prossimo lo farò proprio stile concerto rock: dall’inizio alla fine in un sol fiato (sperando di resistere nonostante l’età)
Che lavoraccio!
Mi riferisco al mio e alla nuova registrazione; ultimamente non ho mai tempo, sono in chiusura di trimestre ed ho circa una verifica a settimana da correggere più udienze e riunioni varie. Quindi ho scelto di cambiare modo di lavorare per il prossimo brano: farlo a pezzi!
In tutti i sensi: distruggerlo e registralo ‘a pezzi’. Certo, è poi un bel problema mixarlo e farne un video coerente, ma non ho altre possibilità in questo periodo. Le registrazioni sono finite ora devo solo trovare il tempo di mettere insieme il tutto, speriamo bene.
Lavori conclusi (forse)
Vi ricordate che stavo ‘moddando’ la mia Squier? Oggi, in uno dei rarissimi ritagli di tempo di questa settimana stracolma di impegni lavorativi, ho deciso di concludere il lavoro. Ho dovuto persino comprarmi un piccolo saldatore – va beh, costato 5 euro, pensavo molto di più – e tentare di usarlo; non sono mai stato bravo a saldare, ma sono un po’ uno zuccone e quindi…
Ok, non vincerò di certo il premio di ’saldatore dell’anno’, ma l’importante è che funzioni; funziona? Ehm, no!
O meglio andava, ma c’era un certo ronzio e poi un pickup aveva il suono che andava e veniva: uffi! Lasciamo perdere le foto e rifacciamo le saldature come si deve: che stress!
Stavolta funziona tutto a dovere
Per fortuna non avevo già rimesso le corde altrimenti… Ok, ora, grazie all’acquisto fatto presso un’utente di MusicOff, la mia infima Squier ha due pickups decenti: un Di Marzio 404 al manico e un DiMarzio 420 al ponte, tutte e due della serie Virtual Vintage Solo (già il nome è un programma!) Ho poi chiuso il tutto, montato le corde (più in fretta dell’ultima volta: che ci stia riprendendo la mano?) e fatto una veloce prova con Guitar Rig 4: ok, sono soddisfatto, la mia Squier ha perso in secchezza e plasticosità assumendo un suono più credibile, cattivo al ponte e più blueseggiante al manico, quello che volevo. Non funzionano i toni, devo aver fatto qualche casino nei collegamenti, ma visto che non li ho mai usati non è una gran perdita; il pickup al centro (quello che annego sempre nel battipenna), un Fender, fischia di brutto perché non paraffinato, ma anche questo non lo uso mai quindi mi importa poco, anzi, sto meditando di scollegarlo come fa Blackmore ed usare un selettore a 3 vie. Ma questo magari lo farò più avanti.












