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La chitarra di mia moglie

Purtroppo ho dovuto abbandonare una delle mie Fender , ma la GAS non c’entra proprio per nulla; forse qualcuno si ricorda che ne avevo presa una nuova pochissimo tempo fa, avevo fatto pure un sample… ecco, quello è tutto quello che mi rimane di quella chitarra insieme al ‘contest’ dei pickup al manico. Purtroppo è nata ‘sfortunata’, ma me ne sono accorto dopo un po’.

Premessa

A fine gennaio mi ero imbattuto in una strato strana che mi aveva subito catturato per il look assolutamente vincente, almeno per me, ed un suono assolutamente inconsueto ricco di armoniche e di acuti. Era un po’ la realizzazione di un sogno per me: colore natural, manico in acero occhiolinato e pickup Seymour Duncan di serie, veramente tutto ottimo. Per chi ha poca mempria intendo questa in cui parlavo qua: https://vigilius.wordpress.com/2011/01/28/una-coreana-ebbene-si/ 

Ripeto: di quella chitarra mi piaceva tutto, non desideravo altro, ma…
La prima cosa che faccio quando prendo una chitarra è: togliere la plastica dal battipenna e cambiare le corde, una specie di rito per me. La seconda cosa l’ho fatta, la prima, non so perché, no. Purtroppo gli impegni lavorativi mi hanno impedito di suonarla per 3 o 4 giorni e quando l’ho ripresa in mano mi accorgo di un fastidioso difetto sulle corde Mi basso e La basso. Libere suonano così: Mizzzzzzzzzzzzzzzziiiiiiii, lazzzzzzzzzzzzzzzzzaaaaaaaaa, insomma friggono un bel po’. Ora, non sono uno sprovveduto e l’avevo provata ben benino e sono sicuro che il difetto non ci fosse; va beh, ho cambiato corde, si deve assestare e la devo settare per bene. Mi metto all’opera ed ottengo subito dei buoni risultati: solo due molle del vibrato ed ho un feeling alla Jeff Beck da paura, incurvo lievemente il manico troppo dritto, agendo sul trussrod, alzo le sellette delle due corde e… va già molto meglio anche se qualcosa rimane. Metto via perché gli impegni lavorativi mi impediscono ancora una volta di ‘svezzarla’. La riprendo in mano dopo un altro paio di giorni, faccio un bell’accordo di sol e… solzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzllllllllllllll, la terza posizione sul mi basso ronza di brutto al punto che la corda smorza subito le sue vibrazioni; passo sul La e faccio la nota di re in quinta posizione: Rezzzzzzzzzzzzzzzzeeeeeeeeeee e si spegne anche qui. No, non ci siamo, torno al negozio dal mio amico di sempre e chiedo a lui lumi; constata anche lui il difetto, solo sulle due corde basse, mi dice che è tipico delle strato e che agirà sul tacco del manico. Naturalmente l’esperto è lui e mi fido ciecamente anche se la giunzione manico-corpo a me pare perfetta, molto meglio delle altre mie chitarre senza spazi ecc. Evidentemente vuole spessorare il tacco in modo da aumentare un po’ l’angolo di incidenza tra manico e corpo. Torno dopo una settimana, lavoro fatto ad arte, ma difetto sempre presente anche se in misura, devo ammetterlo, lieve. Visto che eravamo così vicini alla soluzione abbiamo iniziato a provare tutte le alternative possibili: regola di nuovo il trussrod, alza sellette, regola ponte più alto, metti corde più spesse, siamo arrivati sino al mi basso a 052, scegli marca corde più rigida, D’Addario ovvero pali della luce, ma niente da fare. Libere non ronzavano più, ma su certi tasti ancora: era curioso che modificando il trussrod modificava il luogo in cui le due corde basse ronzavano, ma da qualche parte c’era sempre: alle volte sul la al quinto tasto del mi, alle volte si scendeva sino al si, poi spariva e poi ricompariva tra il 12 e il 15 tasto. Roba da impazzire. Ultimo tentativo: rettifica della tastiera. Altra settimana e mezza di attesa, rettificata la tastiera e difetto sempre meno presente, ma mai scomparso del tutto. A questo punto il mio amico mi dice che sono particolarmente pignolo e pretendo da una strato, per giunta coreana, un qualcosa che nessuna ha; al che io faccio che nessuna delle mie altre lo fa (un po’ non è vero perché una un po’ ronza, ma solo con corde vecchie). Allora lui prende una Strato Custom Shop reliccata da 2500 e passa euro e mi fa: “Prova!” Ronzava pure lei
Sono scoraggiato e tanto: sarà la mia pennata pesante? Saranno le mie mani, sarà la chitarra sfigata? La soluzione la trova lui: “Torna a casa, facci tutte le regolazioni che vuoi, poi se ancora non va torni qua e te la cambio senza nessuna spesa”.

Che fare?

A questo punto ho chiesto una mano anche ad alcuni amici del forum di MusicOff e persino a Luvi, costruttore di pickup I-Spira: sembra mi sia imbattuto in un manico ritorto, un qualcosa che non si può rimediare tanto facilmente. L’acero occhiolinato del manico continuava a piacermi un mondo, il colore natural pure, ma… ho smanettato un pomeriggio intero con cacciaviti e brucole ed alla fine ce l’avevo quasi fatta. Libere le corde erano OK, la corde D’Addario sono talmente tese che raddrizzano quasi tutto, sulle note incriminate ero quasi ok: solzzzzllll, rezzzeee, insomma sul pulito ronzava pochissimo, sul distorto si sentiva la sporcatura solo sulla mia pennata evidentemente pesante. Da un lato ero soddisfatto perché voleva dire che un misero setup so farlo, di contro avevo un’action alla Robin Hood. Oddio sono abituato a ciò: se qualcuno vedesse l’altezza del mio Mi basso sulla chitarra scavata lancerebbe un urlo di sorpresa: ci posso tirare le frecce, ma sono abituato così su quella. Con il mio setup la chitarra è suonabile al 90% e la maggior parte delle persone manco si accorgerebbe della cosa, ma … lo ‘zio’ ormai aveva il tarlo nella testa che faceza zzzz, zzzzzzzzz, zzzzzz

La moglie a colazione

Venerdì scorso decido che la devo cambiare: ricordo che non ci perdo un euro perché me la cambia alla pari, come dice il mio amico: “Deve andare bene a te, non a me; se senti il ronzio cambiala senza problemi, quello soddisfatto devi essere tu”. La moglie quando la vide la prima volta mi disse: “Finalmente una bella chitarra, non come quella vecchia che hai preso prima (si riferisce alla rolling caster reliccata)”. Voi riderete, ma mi dispiaceva anche per quello; quindi mi è venuta un’idea pazza. Mi siedo a colazione, dura al massimo 15 minuti ed è quando ci parliamo al mattino di ritorno dai bagni, e le racconto tutto. Non fa una piega e capisce che non è GAS questa volta, anche se lei la chiamerebbe in un altro modo, ma un’esigenza: avevo promesso che non avrei più preso un’altra chitarra perché quella era perfetta per me. La verità è che ancora ci credevo, ma non riuscivo a tenerla con quella specie di difetto che sembravo sentire solo io alla fine. Visto che era piaciuta a lei decido per una cosa folle: “Scegli tu con cosa cambiarla”. Lei dice che non se ne intende ed io voglio spendere il minimo indispensabile perché ero così demoralizzato (Alepar e Andreaweb di MusicOff lo possono testimoniare) che se avessi potuto l’avrei data indietro per prendere i soldi e basta: non mi fregava più nulla.
Accendo il portatile e le dico quali sono le papabili in un range massimo di 200 euro di differenza, ma voglio che lei scelga senza pensare al prezzo, ma solo all’estetica; non voglio che mi dica che è vecchia o altro. Lei ci sta e partono le proposte: una Vintage V6icon Thomas Blug, non va, dice che è una ‘cinesata’. Strato standard Messico, “Ma non l’avevi già?”. Ahia, punto sul vivo e per fortuna non ne capisce nulla (al lavoro però parla con un suo collega di Vintage, mi sa che mi ascolta più di quanto io pensi oppure la mia pazzia è contagiosa). Parto con le Classic50, Classic60: alla Fiesta Red mi dico che stavolta sceglie quella, in fondo è un colore femminile. Mi dice che sembra il colore di un auto. Ma come fa a sapere queste cose? Sarà un caso, ma era proprio così ai tempi. Ultimi due tentativi: “Questa no, questa sìììììììììì!!!!! Questa è UNA chitarra, le altre sembrano troppo finte”; io guardo e non ci credo. Le faccio osservare che ha scelto la più cara del lotto senza saperlo, non le ho mai detto i prezzi, ma dice che a quello devo pensarci io e fare le dovute considerazioni, a lei piace quella.
La mattina stessa esco, vado in negozio, provo solo se non ronza sulle corde basse e la prendo senza nessun entusiasmo e mi spiace veramente un mondo lasciare là quella che mi piaceva tanto, ma mi aveva tradito. Pago la differenza, più di 100 euro ma meno di 200, e torno a casa pensando che è l’11/3/11, la cui somma fa sette (1+1+3+1+1) come le note ed un altro miliardo di cose quando vengo a sapere dalla radio dell’auto del terremoto devastante in Giappone. La cosa mi fa sentire ancora più in colpa: io qui a pensare a due corde che ronzano e là a morire; saprò poi che il peggio doveva ancora arrivare. Insomma non è nata sotto un buon auspicio neppure questa chitarra.
Sabato finalmente seguo il rituale: via la plastica dal battipenna e teniamo per un po’ le 010 che mi segnano le dita e mi fanno male ai polpastrelli. La provo per bene e rimango basito: suona alla stragrande!!!!!!!!!!!! La strato più strato che abbia, non cancella quella con il manico scavato per motivi affettivi, ma la mia del 74 non ci fa un figurone in fianco, anzi…
La moglie senza saperlo, oppure no, mi ha consigliato un chitarrone della madonna; quale?


Eccola. Classic Player 60: la chitarra scelta da mia moglie.

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4 Responses to “La chitarra di mia moglie”


  1. 1 thesonofalerik
    mercoledì 16 marzo, 2011 alle 23:54

    Peccato per la coreana e benvenuta alla Classic 60 (di la verità hai preso la “60” perchè è la tua data di nascita?).
    Non mi trovi d’accordo con il fatto che la strato ’74 vicino alla nuova non fa più la sua figura. Questa sarà anche sunbrust da sbavo, ma quella è Blackmorizzata e poi ha il palettone!!!!

    Ciao

    • 2 vigilius
      giovedì 17 marzo, 2011 alle 8:04

      Sai che non ci avevo pensato alla data di nascita!!! Vero, il fascino del palettone rimane unico e irripitebile poi tutte le strato possono essere blackmorizzate: basta suonare come Lui (hai detto niente!) 🙂


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