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La mia strato ‘politicamente scorretta’

C’è una delle mie chitarre che si vede proprio poco nei miei video ed è la Fender Stratocaster Classic Player 60; non ho nulla contro questa chitarra, anzi, probabilmente se siete andati al link sopra scoprirete che è protagonista del mio video migliore, almeno secondo me. Una strato nata quasi perfetta ed infatti non ho mai sentito l’esigenza di cambiarle i pickup o farle altro e questo per me è una vera e propria novità, ma… C’è sempre un ‘ma’! A parte il fatto che è la chitarra che ha scelto mia moglie in seguito ad un’altra nata male (chitarra, non la moglie :P), a parte il fatto che l’ho comprata l’11/3/11 la cui somma fa sette come le note e che è il giorno del terribile terremoto in Giappone, resta il fatto che non potevo non personalizzarla un poco come tutte le altre ed allora… via! Il lavoro non è finito, anzi, sono sempre dietro a cercare qualcosa per renderla sempre più mia in modo da non riuscire più a staccarmene. Considerando che il suo suono mi piace tantissimo giungo alla conclusione che i pickup non glieli cambio proprio quindi posso solo modificar’le’ il look senza stravolgerla troppo: una strato è e ‘deve’ rimanere una strato (da che pulpito…).

Parto dall’alto e decido di fornirla di chiavette Kluson deluxe opportunamente già invecchiate: le acquisto da Boxguitar e vanno praticamente a pennello da subito; solo le boccole sono un pelino più strette, ma basta fare un doppio giro di teflon sulle stesse ed il gioco è fatto (ok, sarà una tecnica da ‘idraulico’, ma non ho trovato di meglio e poi non è una modifica invasiva in quanto posso tornare indietro quando voglio).

Mi piace molto questo look ‘opaco’ e un po’ vissuto, però… però l’alberino abbassacorde era nuovo di zecca e luccicava troppo e quindi mi sono rivolto al mio fornitore di fiducia inglese che sta sull’Isola di Wight (dove altrimenti?): Fatboy guitars. Non aveva il pezzo in oggetto invecchiato come piace a me però me lo poteva fare e quindi me lo sono fatto fare su ordinazione insieme ad altro.

Adesso il look della paletta mi soddisfa ed anche molto; notate tra l’altro l’ordine maniacale con cui avvolgo le corde sulle meccaniche, sono riuscito persino a fargli fare lo stesso numero di giri (lo so, sono pazzo!).

Preso questa strada si trattava di continuare e quindi nell’ordine di Fatboy sono arrivati anche dei reggi-cinghia debitamente invecchiati anche nella vite di fissaggio; vorrei far notare che sono io che decido l’invecchiamento in quanto a stretto giro di mail ho ordinato e mi sono fatto fare i pezzi che volevo io.

La placca che fissa il manico invece presentava un problema insormontabile: c’è anche invecchiata, ma non con la scritta personalizzata ‘Custom Shop Designed’ che si trova solo sui modelli Classic Player: allora che fare? Preso un po’ di carta abrasiva fine e sfregato un po’ per renderla un po’ opaca e vissuta, non avevo idea però di come invecchiarla senza smontarla (non avevo nessuna intenzione di fare un intervento così radicale come smontare la chitarra: tutti i lavori gli ho fatti mantenendo sempre la chitarra in perfetta efficienza). Ho avuto un’idea malsana ed anche un po’ sozza: usare il sudore come dovrebbe avvenire nella realtà. Già, ma dove prenderlo? Semplice: almeno 3 volte alla settimana devo fare 30 minuti di cyclette per cercare di mantenermi in forma e quindi finita la ‘sudata’ prendo uno straccetto, mi asciugo la fronte, le spalle, la pancia (c’è n’è ancora troppa per i miei gusti anche se ho perso quasi 15 kg.) e lo metto sulla placca di fissaggio del manico. Voi direte che è folle ed in effetti lo è, ma quando sudo io produco liquidi in quantità industriale e lo straccetto si può tranquillamente strizzare; comunque resta il fatto che ho fatto così. Chiudevo la chitarra con lo straccetto umido di sudore sulla placca nella custodia e dopo un 2-3 giorni controllavo che fosse successo: poco in realtà, ma dopo 4-5 applicazioni qualcosa si cominciava a vedere specie nell’invaso delle viti o dove c’è la croce delle stesse.

Ho deciso di fermarmi anche perché non è un posto dove il sudore c’è molto o rimane e quindi mi accontentavo di un look ‘reliccato’ molto blando. Tenete presente che sulla mia strato dell’83 la vite su cui si sfrega di più quando si usano gli ultimi tasti ha perso completamente la cromatura, ma l’ho suonata per più di 20 anni prima di ottenere quel risultato! Sono passato quindi al vano molle ed ho usato la stessa tecnica che, tra l’altro, costa di meno che comprare i pezzi invecchiati ad hoc dall’amico inglese: pedalare e sudare. Altre 4-5 applicazioni dello straccetto ed i risultati si vedono.

Notate che le viti devono essere fatte di un materiale più morbido perché si arrugginiscono che è un piacere: eppure non ha mai sospettato di avere il sudore così acido, a me le corde durano parecchio e pur non pulendo mai la chitarra a fine suonata o concerto ho strato ben più vecchie senza alcun segno di ruggine. Tra l’altro ero convinto che le molle fossero in acciaio e quindi non mi aspettavo potessero essere intaccate anche loro anche se, a dire la verità, sono le più resistenti all’invecchiamento precoce forzato. Per ora fermo l’invecchiamento del retro qua perché comunque non sono zone così soggette ad usura come la parte anteriore.

Per il battipenna, le viti dello stesso e le parti in plastica mi affido all’amico Fatboy, che in realtà si chiama Mark: ci sono vari metodi per invecchiare le parti in plastica, ma non si è mai sicuri di nulla perché esistono troppe plastiche diverse e non avevo voglia di sbattermi. Sempre nell’ordine di cui ho già detto mi sono fatto arrivare tutto l’occorrente con anche le viti già invecchiate; tra l’altro solo la testa perché ‘sotto’ sono nuove e quindi perfettamente funzionanti.

Adoro come invecchia lui le parti della strato, lo fa benissimo riuscendo anche a ‘sformare’ la plastica nei punti giusti e dando un look realmente vissuto al tutto (la mia RollingCaster ha tutte le parti in plastica simil-bakelite trattate da lui con alcuni pezzi, i copri pickup ad esempio, fatti proprio come volevo io con le mie specifiche precise: anche se pochi l’hanno notato sono proprio rotti all’estremità come capitava con la bakelite vera). Anche l’attacco del jack è un pezzo unico fatto da lui: in realtà l’avevo trovato anche su CrazyParts, ma non volevo fare l’ordine solo per una cosa ed allora ho chiesto a Mark se me lo faceva uguale. No problem: ho scoperto che in realtà è lui che fa molti dei pezzi invecchiati di CrazyParts tra cui proprio quello (ho scoperto che ha lavorato anche per ‘Dawk’ che è stato il tecnico di Blackmore per lungo tempo ed ha di sicuro fornito qualcosa anche a Ritchie anche se neppure lui sa cosa perché intorno all’Uomo-Nero aleggia il mistero. Di certo c’è che ho una cosa in comunque con Blackmore: lo stesso fornitore di… boh!)

Fatto benissimo anche questo e si vedono sullo sfondo anche le manopole invecchiate a regola d’arte; per me Mike è un’artista nel suo genere. Guardate che look fantastico ha la strato con le sue parti invecchiate in modo più che ottimo.

Le immagini non riescono a rendere tutte le finezze come lo sporco sul copri-pickup vicino alla vite di regolazione proprio dove va a toccare il cacciavite quando regoli l’altezza dei poli; però si vede bene la rottura tipica del battipenna in corrispondenza della vite o lo schiacciamento della plastica quando stringi troppo la vite.

Ma ora viene la parte difficile: il ponte! La Classic Player 60 ha il ponte a 2 pivot e quindi non posso montargli un ponte a 6 viti che si trova già invecchiato ad arte (tra l’altro questo a 2 viti funziona benissimo): quindi? Quindi stesso metodo usato prima: pedalare e sudare 😉 Ho scoperto così che la cromatura o il materiale del ponte è più  leggero di quello delle altre parti metalliche perché già dopo la prima ‘applicazione’ spuntavano dei puntini di ‘vissuto’ (ruggine?); ho continuato altre due volte e poi ho dimenticato lo straccetto nella custodia per una decina di giorni causa impegni lavoro. Ho aperto e mi sono spaventato: questo è il risultato.

Alla faccia del relic! Non me l’aspettavo proprio: tutto funziona alla perfezione perché ho regolato l’ottavatura giusto ieri al cambio corde, ma si è ‘corroso’ mica da ridere.

Tutto sommato però non mi dispiace e la chitarra ha un aspetto più vissuto almeno nelle parti di metallo e di plastica.

Adesso la mia Classic Player 60 ha un look veramente ‘politicamente scorretto’ in quanto è uno stranissimo mix di nuovo e vecchio che nella realtà non può essere: però non mi dispiace perché sicuramente non sono normale. Ma è scorretto due volte perché il risulato l’ho ottenuto in un modo veramente poco ‘corretto’: usando il mio sudore letteralmente parlando. Di sicuro altri avranno schifo ed orrore a suonarla 😀

Per essere perfetta le mancano ancora un paio di cose: una verniciatura alla nitro opaca con leggere sverniciature almeno dove si appoggia il braccio destro e un PALETTONE! Purtroppo per quest’ultima caratteristica non c’è nulla da fare. Non credo farò altro perché così può bastare, ma non si sa mai 😉 Vi lascio con una visione d’insieme per percepire in pieno la discrepanza vecchio e nuovo che ho messo in piedi; quel che è grave è che mi piace pure.

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6 Responses to “La mia strato ‘politicamente scorretta’”


  1. 1 thesonofalerik
    sabato 17 dicembre, 2011 alle 22:43

    Siamo praticamente in sintonia su tutto (musicalmente parlando), ma io questa “moda” per gli strumenti invecchiati, proprio non la digerisco.
    Non dico che la chitarra debba essere lucida come quando la stacchi dalla rastrelliera in negozio; i segni lasciati dal tempo, significano che l’hai suonata per davvero.
    Ma in questi termini, boh?
    Comunque…..degustibus.

    Mi ha incuriosito una cosa: io sapevo (guitarmigi docet) che i PU della strato andassero inclinati all’opposto di come si vede in una delle tue foto. Quella che si vede è un tuo particolare set-up dovuto a ❓ o cosa?

    • 2 Vigilius
      sabato 17 dicembre, 2011 alle 23:06

      Il setup è dovuto alle mie orecchie: sono inclinati? Boh, controllerò meglio (ho controllato, ma mi pare simile ai suoi consigli). Le chitarre di oggi non permettono più i segni del tempo ed inoltre io non ho più tempo sufficiente per ‘segnarle’ quindi vedo il relic come una finitura, esattamente come comprare i jeans già scoloriti. Poi non è un relic per nulla esagerato, solo le plastiche un po’ ingiallite che secondo me si intonano meglio con il sunburst. 😉

  2. 4 Vigilius
    domenica 18 dicembre, 2011 alle 9:44

    L’età avanza per tutti 😀

  3. 5 italo gualandris
    domenica 18 dicembre, 2011 alle 21:03

    io ho una tele 52 fatta da un liutaio americano….revelatorguitarwork….bellissima….italo gualandris facebook


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