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Giu
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Ho fatto un po’ pace con il Blackstar!

Se avete letto il post dal titolo ‘Autocritica feroce’ allora vi ricorderete della mia esperienza LIVE poco felice dovuta a problemi, diciamo ambientali, ed al fatto che il mio ampli ad alti volumi aveva cambiato il suo comportamento sonoro riservandomi delle sorprese poco gradite. Oggi finalmente ho avuto un po’ di tempo libero al pomeriggio ed ho provato a fare quella cosa che mi frullava nella testa da tanto: usare la mia cassa Marshall 2×12″ con il Blackstar HT-40 – ‘per sentire di nascosto l’effetto che fa!’ (‘sta cosa mi ricorda Jannacci).

Vado nel soggiorno di casa mia – non il luogo ideale ma tant’è… – prendo il Blackstar, mai più toccato dal giorno fatidico, lo odio ancora per il suo 25 kg., accendo il power, prendo la mia Classic Player 60, perché ha ancora i pickups di serie, abbasso lo standby senza toccare nulla, quindi ancora regolazioni del ‘concerto’ e…: stesso suono che mi aspettavo con il Master a ore 1, grossissimo ed ho il gain appena a ore 3! Strimpello un paio di minuti sul pulito; il volume è bello alto ed anche se ho il soggiorno grandissimo (ne so qualcosa visto che ho pagato l’IMU) e penso che chi passava nei paraggi si sarà fatto alcune domande sulla mia sanità mentale (per mia fortuna ho l’unico appartamento i cui muri perimetrali non confinano con nessuno). Inserisco il canale OD e provo il riff di Burn: volume da quasi mal d’orecchie, ma medio-basse presentissime e fastidiose per me: che sia l’ora del treble booster? Porto i medi a ore 9, i bassi pure, anche meno, e sparo gli acuti al massimo: quasi ci siamo al ‘mio’ suono, ma devo staccare per forza lo switch del canale per avere un voicing più hard-rock e meno metallaro. Abbasso il gain a ore 12 e ci siamo anche se ancora manca la parte medio alta che tanto mi piace; l’ampli va in feedback su quasi ogni nota senza alcun problema e la compressione è sin troppa a questo volume. Suonicchio su clean e OD un paio di minuti per imprimermi in testa il suono ben benino e poi stacco tutto.

La cassa 2×12″ è già lì pronta: stacco un cavo dietro al Blackstar ed attacco la cassa Marshall 1936 da 130 watt, 8 Ohm, che mi ha accompagnato con la sua JCM800 in tutta la mia carriera ‘rumorosa’ da ‘idiot-rock-star’. Non tocco nulla sul Blackstar, abbasso lo switch ON, attendo 1 minuto e abbasso anche lo standby: abbasso il braccio ed esegui una cordata e… volo via!!!!!!!!!!!!!! Un sorriso ebete mi spunta sulle labbra, ma passo subito sul pulito: la differenza con il cono del combo non è abissale, graffia solo un po’ di più, ma neanche tanto. Sicuramente il suono è più pieno e tridimensionale: si apre di più e risuona di più nell’aria (te credo: ne sposta il doppio!) Passo al canale OD e qui la musica cambia del tutto: le medio-alte che tanto mi piacciono e che ci sono nella mia JCM800 le ritrovo all’80%. Avevo appena fatto la doccia e quindi mi sono autopettinato ed asciugato i capelli con il riff di Burn!!!!! 😀 Qui suona veramente in un altro modo: non credevo i coni facessero tanta differenza. I bassi hanno pacca, ma non rompono e non impastano; i medi, anche se ne uso pochi, danno corpo e gli acuti svettano abbastanza; sono ancora pochi per me, ma con alcune regolazioni mi avvicino molto al mio ideale. Faccio anche l’esperimento di alzare il master al massimo per far lavorare le finali e regolare il volume con la manopola del pre, ma non ottengo risultati significativi. Sarà una mia impressione, ma con la 2×12″ ho persino più definizione ed uso meno GAIN: suono i primi Deep Purple tranquillamente con il GAIN a ore 9 e lo switch del voicing disinserito. Mistreated è favolosa con solo l’ampli e la cassa 2×12″ (ok, qui ho alzato il GAIN sino a ore 11): tremano i vetri con il master a ore 12 e non ho manco il delay se no arrivavano i carabinieri e mi arrestavano in pieno delirio ‘blackmoriano’.

Ma io amo farmi del male e quindi stacco la cassa e rimetto il cono del combo: ehi, il volume dov’è finito? C’è ancora, ma è molto direzionale e non ha botta e pacca, va tutto di pre; sul pulito però è più hi-fi. Quello che è percepibile fisicamente è che con la 2×12″ il suono va dappertutto e ti avvolge completamente mentre con il combo questa sensazione è assente.

La cosa che più mi ha stupito è che ho sempre pensato che il ‘mio’ suono lo facesse tutto la JCM800 con il mio rack mentre scopro ora, nonostante i 50 e passa anni, che la cassa ha un ruolo fondamentale nella costruzione del suono (quindi suppongo anche i coni).

Ora mi si aprono molte possibilità:

  • tengo il combo per la casa e le piccole occasioni ed uso la cassa 2×12″ solo per le cose grosse (se mai ci saranno ancora);
  • permuto il combo con la testata HT-50 e sfrutto la mia cassa Marshall;
  • cambio il cono del combo con tutte le incognite del caso: non è detto che lo stesso cono suoni uguale in un volume diverso (ci credete se vi dico che non so cos’abbia nella Marshall? Una volta l’ho pure aperta e mi ricordo che erano 2 coni da 65 watt, ma altro non ricordo);
  • prendo un Pod500HD e mi faccio tutti i suoni e poi li sbatto nel combo per avere una versatilità totale;
  • cambio mestiere e tento con l’ippica (peccato che abbia paura dei cavalli!)

Ognuna di queste soluzioni ha i suoi pro e i suoi contro, ma quale seguire?

 

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4 Responses to “Ho fatto un po’ pace con il Blackstar!”


  1. 1 thesonofalerik
    lunedì 18 giugno, 2012 alle 19:11

    Visto che sei pappa e ciccia col tipo del negozio e magari te lo puoi fare solo prestare, io tenterei prima infilandoci il Vox Amplug (rigorosamente AC30) tra Strato e ampli, qualunque esso sia e lo proverei e con il combo per casa e le piccole occasioni e con l’accoppiata ht40 e cassa 1936 per le cose grosse (che sicuramente ci saranno ancora).
    Scusa se insisto, ma a me quel cosino da 50 euro ha davvero cambiato la vita 😉

  2. 3 Aztlan
    mercoledì 20 giugno, 2012 alle 23:22

    Ciao, leggerti è sempre un piacere!!


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