18
Ott
12

È inutile, le strato dello zio sono le più belle

Il post precedente parlava di pedaliera e del fatto che fossi quasi appagato,  ‘fossi’ perché ancora mi manca qualcosina per la mia idea di ‘perfezione’, allora il post di oggi riguarda la mia ‘nuova-vecchia’ Classic Player 60!

Questa chitarra, che vedete sopra nella sua versione originale ancora nuova compresa di stick, ha avuto uno storia particolare sin dalla sua nascita in quanto in origine era una strato coreana natural che per un difetto al manico, anche se ero l’unico a notarlo, è stata scambiata con una Classic Player 60 messicana che avevo ordinato io tempo prima, ma avevo poi snobbato per la ‘mitica’ RollingCaster (parte della storia la potete leggere qui). Questa CP60 la scelse mia moglie una mattina a colazione: ricordo ancora benissimo la data di acquisto perché tornando a casa sull’autoradio appresi la notizia del devastante terremoto con tsunami sulla centrale atomica in Giappone, era l’11/03/2011.

Come ben sapete però io personalizzo tutto e quindi mi sono dato da fare; di solito cambio i pickup, ma stavolta quelli di serie, i Custom 69, mi piacciono talmente che rimango spiazzato: perché cambiarli? Infatti il mio video su Youtube dove la suono ancora con tutto di serie è uno dei più apprezzati dal popolo del web ed ammetto che mi è venuto proprio bene.

Visto che suonava così bene mi si presentava il quesito: allora che fare? La chitarra ha già le plastiche antichizzate dal sapore vagamente vintage, ma decido di esagerare e da Fatboy Guitars, mio fornitore ufficiale di tante altre cosette, ordino le plastiche ancora più vissute e sporche. Racimolo ancora un po’ di grana e mi prendo pure le chiavette Kluxon Deluxe ‘vecchie’ e mi faccio antichizzare apposta altre parti di metallo sempre dal mio amico di Fatboy che esegue i lavori su mia specifica richiesta. Il risultato lo potete vedere in questo post; siccome sono bravo riporto un paio di foto anche qua.

Particolarmente folle era il modo in cui avevo ‘antichizzato’ il ponte moderno: se avete letto il link precedente capirete… comunque ho usato proprio il ‘mio’ sudore.

Comunque sia, ero molto soddisfatto del look complessivo.

Ma secondo voi potevo fermarmi qua? Naturalmente no ed allora ho deciso di completare l’opera: visto che ultimamente non sopporto più le chitarre lucide e ‘plasticose’ e visto che la mia RollingCaster ha una verniciatura spettacolare opaca alla nitro mi sono detto: facciamola riverniciare! Bisogna però anche essere onesti e capire i propri limiti: io questa cosa non la so fare. Finché si tratta di avvitare e svitare e giocare con l’invecchiamento ‘finto’ di certe cose ci posso anche provare, ma riverniciare una chitarra è una cosa più grossa di me e non ho neanche un minimo di spazio e attrezzatura. Meglio rivolgersi ad un esperto. Mi sono informato sul prezzo dal mio amico Stefano del negozio ed a luglio ho deciso di fare il grande salto. La scelta del colore non è mai stato un problema: sunburst a tre toni, ma con finitura nitro come ai vecchi bei tempi (tempi che onestamente io non ho mai vissuto perché il mio sogno di sempre, ancora di oggi, è la strato con il palettone stile anni ’70 con manico in acero: quasi fosse uno scherzo del destino è l’unica che mi manca). Da quando ho preso la decisione sono iniziati una serie di intoppi fantozziani da far riflettere! A fine giugno iniziano i contatti con Stefano che mi spiega tutto; la verniciatura la farà il tipo che ha fatto la mia RollingCaster: è un collezionista di chitarre dei Rolling Stones (ma va?) e rivernicia alla nitro tra le tante cose che fa. Io non so neppure il nome di questo tipo, ma so solo che lavora bene visto che avevo tra le mani già un suo prodotto; come spiegargli come la volevo? Dopo un mare di parole con Stefano che farà da intermediario, spiegare un colore e come reliccarla con le parole non è facile, decido di seguire una via più semplice: gli porto un paio di foto. E qui parte la ricerca sul web e da strato-addicted quale sono mi paiono belle tutte. Alla fine decido per questa immagine qua sotto.

Sono sincero: non che questa avesse qualcosa di speciale, ma riassumeva un po’ tutte le caratteristiche che mi piacevano e poi, ammettiamolo, mi ero rotto di cercare la strato perfetta! Non esiste la strato perfetta, la verità è che le vorrei tutte: sono un malato cronico (salvo poi odiarle quando devo cambiare le corde o regolare il tremolo o… la strato sa essere bastarda, ma poi ti dà certe soddisfazioni…)

A inizio luglio vado in negozio con la mia Classic Player 60, faccio vedere la foto a cui ispirarsi, metto dei paletti stringenti al manico – lì niente nitro, ma solo sverniciare leggermente il retro del manico e non toccare le decals –  lascio molta più libertà per il corpo, dopo tutto il tipo colleziona chitarre e quindi basta che si ispiri a quelle che ha, e me ne vado a casa. Dentro di me sorrido perché penso che passate le ferie, la settimana dopo ero in quel di Minorca, massimo a fine mese il tutto si sarebbe concretizzato. Illuso! Non arrivo neanche a casa che Stefano mi chiama dicendo che il tipo è in vacanza e quindi il lavoro si rifarà quando tornerà. La chitarra resta là fino ad inizio agosto quando vengo a sapere che il ‘verniciatore folle’ è in ferie sino ad inizio settembre: beato lui! Il 4 settembre mi presento in negozio con la chitarra, mai usata nel frattempo, e la mia ‘immaginetta’ sacra di riferimento – nel frattempo ne avevo trovare altre decine, ma ho mantenuto quella di partenza per… boh, non so neanche io il perché – per dare il via ai lavori. La mia è la prima in lista: 15 giorni ed è mia! Illuso! Dopo 15 giorni torno e scopro che è la volta del mio amico ad essere in ferie – meritate, sia chiaro – ma lui è anche l’unico contatto che ho con il ‘verniciatore’ e quindi mi tocca aspettare. Ricevo quindi, al suo ritorno, una telefonata sulla segreteria telefonica: “Che bello, è pronta!” Illuso! Il messaggio era alquanto inquietante: “Ci sono problemi, vieni che ne parliamo”. Il problema è quel cavolo di strato di plastica che sta sulle nuove chitarre Fender: lo sverniciatore non gli fa manco il solletico e sverniciarla a mano o con le macchine costa esattamente come riverniciarla, quindi il preventivo raddoppia: che fare? Il mio amico mi prospetta una possibile soluzione: allo stesso prezzo della sverniciatura il tipo ha vari corpi grezzi della Warmoth, prendi uno di quelli e lo verniciamo da zero. La qualità Warmoth non si discute e ne parlano tutti bene, ma il costo? E poi mi rimane un corpo verniciato sul groppone… il mio amico del negozio si offre di venderlo a chi lo richiede, potrei farlo io sul web, ma ultimamente sono solo casini a fare affari sul web con un sacco di gente disonesta (anche se io sono stato sempre fortunatissimo). Dico allora addio al mio corpo originale della Classic Player 60 e prendo un Warmoth in ontano sicuramente migliore e di maggior qualità. Evvai, a fine settembre arriva la chitarra; illuso! La verniciatura procede bene, ma il corpo Warmoth ha giustamente lo scasso e la predisposizione per il ponte a 6 viti mentre la Classic Player 60 ha quello a 2 pivot, se non sbaglio è l’unico modello messicano così o l’unico del Custom Shop, non ricordo più bene, comunque un ponte con il quale mi sono trovato sempre benissimo e che ha su ‘letteralmente’ il mio sudore. Non so che fare: allarghiamo i fori e mettiamo quello a 2 pivot o prendo un 6 viti? Il tipo che l’ha verniciata si rifiuta per ragioni ‘filologiche’ di montare quello a 2 pivot perché ‘inguardabile’ secondo lui e rispedisce la chitarra al mio amico Stefano che deve rimontare il tutto. Decido di andare in negozio per decidere il da farsi; entro e il mio amico sta vendendo una Gibson Gold Aged costruita in soli 50 esemplari – 4000 euro di chitarra – e quindi mi tocca aspettare. Gironzolo per il negozio a studiarmi per la milionesima volta le strato che ha lì, l’usato, le Custom Shop e… vedo che dietro al suo tavolo da lavoro c’è una strato senza hardware: che figata!!!!!!!!! La vorrei proprio così: bei colori, reliccata benissimo, sarà una Custom Shop da mutuo ventennale come minimo di qualche riccone. Va beh, aspettiamo; Stefano passa mentre va a prendere la custodia di quella Gibson quotata in borsa e strizzandomi l’occhio mi chiede se mi piace. Cosa? La tua chitarra e indica quella che stavo guardando prima! A momenti svengo: non l’avevo riconosciuta! Rimango come uno scemo a guardarla, ho pure gli occhiali sbagliati e quindi la vedo un po’ sfocata e mi avvicino; “Guarda che è tua, la puoi toccare” mi fa Stefano. Ho più di 50 anni, ma di fronte a certe cose io torno bambino, come i Natali di una volta con i nonni etc., ma sono cose che ricordano ormai in pochi. Comunque rimango senza parole esattamente come quest’estate quando ho rivisto il Bianco e le Grandes Jorasses in un weekend in Val d’Aosta: io sono fatto così, male, ma ormai ho imparato a conviverci. Ora si tratta di scegliere il ponte; il due pivot in effetti con quel sunburst c’entra come i cavoli a merenda, vada per il 6 viti così la porto a casa in un paio di giorni. Illuso! Per l’ennesimo colpo di sfiga Stefano non ha in casa neppure un ponte a 6 viti; tocca ordinarlo e aspettare sino alla settimana dopo. Arrivano un ponte cinese, due Gotoh e Fender originale; il primo lo scarto per ragioni morali – se posso fare a meno di roba cinese lo faccio per principio; non a caso ci sono pedali artigianali italiani in pedaliera – il Fender è quotato in borsa e con lo spread alto ha un prezzo fuori melone (esagero, ma micca poi tanto), dei due Gotoh scelgo il meno caro, ma l’amico Stefano recupera tutto il possibile dal mio ponte precedente come, ad esempio, le sellette marchiate Fender arrugginite dal mio sudore. Domani è pronta, ma non ci credo più e quindi lascio passare un giorno in più; quel giorno è oggi! Nel frattempo Stefano mi dice che da quando la mia chitarra, pur senza hardware, è lì esposta ha già venduto una Custom Shop uguale e tutti chiedono di vederla o di vedere chitarre simili; infatti la vuole tenere lì perché da quando è esposta gli affari sono aumentati.

Oggi esco da scuola alle 11 – l’unico giorno che esco prima, sarebbe il mio ‘giorno libero’ – mi avvicino lentamente al negozio, trovo pure parcheggio di fronte ad esso, ma ho quasi paura ad entrare: che cavolo sarà successo ancora? Sembra quasi che ‘questo matrimonio non s’ha da fare’: ci sono stati miriadi di intoppi e ritardi al punto che ho creduto non si arrivasse mai alla fine. Entro e incontro pure una vecchia conoscenza chitarristica che si porta via una marea di cose tra cui looper, Line6 M9 e il Flashback X4 appena arrivato, non lo degno di uno sguardo; la mia Strato è lì, pronta ed esposta in bella vista. Quasi non ci credo: la tocco e suona ancora, anzi mi pare vibri di più, ma è sicuramente suggestione, inoltre non è collegata all’ampli quindi sono solo scherzi della mente malata del sottoscritto. Dalla vecchia custodia esce il mio vecchio, per modo di dire visto che è intonso, corpo ‘plasticoso’ che pure mi piaceva, anche se scuretto, e spero che Stefano riesca a venderlo; nella custodia ci va la mia ‘nuova-vecchia’ chitarra che sicuramente farà storcere il naso a molti di voi, ma che è venuta proprio come immaginavo. Ora non posso che mettere un’immagine del risultato finale, ma… illusi! L’ultimo intoppo (a parte che 3 molle tirano troppo e sono passato a 2 per ora) è la mia macchina fotografica che si è scaricata mentre l’accendevo. Messa sotto carica 10 minuti giusto per fare due immagini altrimenti qui rischiavo il linciaggio.

Ho cercato, come potete vedere, di ricreare l’immagine a cui mi ero ispirato, ma io non avevo quel Marshall e quindi dovete accontentarvi di questa qua; prima che la fotocamera ‘morisse’ nuovamente sono riuscito a fare un’altra immagine del corpo per cercare di farvi capire come sia venuto il lavoro: a me pare proprio bene.

Ok, questa chitarra è un vero mostro nel senso che è ‘bastarda’ in tutto e per tutto: ha il manico di una messicana Classic Player 60 e quindi con tastiera dal radius abbastanza piatto da 12″ e tasti medium jumbo; pickup Custom 69 provenienti sempre dall’originale; corpo Warmoth con verniciatura alla nitro; hardware e plastiche di FatBoy Guitar tranne le meccaniche Kluxon Deluxe e il ponte Gotoh. Insomma un pasticcio: nessuna delle mie strato è originale al 100%. Ora insultatemi pure!

Piccola soddisfazione; in negozio il tipo che comprava tutta quella roba vede la mia chitarra e fa: “Caspita, una Custom Shop fighissima!” No, caro, è una ‘Vigilius Shop Original’! 😀

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5 Responses to “È inutile, le strato dello zio sono le più belle”


  1. 1 thesonofalerik
    giovedì 18 ottobre, 2012 alle 17:08

    DRIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNNNN!!!!!!!!!
    😎 😎 😎 😎 😎

  2. 4 vigilius
    giovedì 18 ottobre, 2012 alle 17:22

    Se hai letto avrai capito che razza di odissea è stata la mia, ma ne è valsa la pena.


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