Archivio per 29 agosto 2013

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Ago
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Vigilius Toneprint X4

Ed eccomi giunto al mio tentativo di creare un toneprint con l’editor ‘scellerato’ messo a disposizione da TcElectronic: perché scellerato? Semplice, perché non si può salvare quello che si è fatto: lo si fa, lo si carica e poi… puff, nel caso si voglia cambiare anche solo un parametro è tutto da rifare da capo 😦 Ma si potrà essere così poco lungimiranti? La casa danese si difende dicendo che deve proteggere i propri diritti e quindi non si possono ‘leggere’ (e spiare) i loro toneprint (questo lo posso capire) e però non si possono salvare i propri in alcun modo per, magari, scambiarseli fra utenti (questo non lo capisco). L’unico modo è quindi fare delle schermate dell’editor per cercare di fissare i punti salienti del proprio lavoro; già, un modo di procedere un po’ da trogloditi nel 2013, ma tant’è…

Ieri pensavo di aver portato a termine il mio ‘duro’ lavoro, ma avevo memorizzato il mio toneprint sulla locazione 2 e volevo metterla sul numero 1: semplice, no?

ASSOLUTAMENTE NO!!!!!! :-(.

Sarebbe bastato avere l’opzione ‘salva’, caricare il mio toneprint e sovrascrivere quello sull’1, ma l’opzione ‘salva’, per le ragioni dette prima, non c’è e quindi? Quindi bisogna ripartire da capo e rifare tutto; le schermate le avevo fatte e quindi stavo in una botte di ferro.

E invece no: rimessi gli stessi settaggi delle schermate, caricato sull’1 e… non suona uguale al 2!

Evidentemente devo aver fatto qualche piccola modifica dopo aver salvato le schermate: stamattina altre due ore per rifarlo uguale, almeno credo, anche perché ormai so a memoria quasi tutti gli stramaledetti valori da inserire; e pensare che ne ho modificati pochissimi rispetto a quello di partenza.

Comunque alla fine ho il mio toneprint in posizione 1 :-); ma per rendere il tutto più fruibile ho dovuto modificare proprio il pedale con dei riferimenti visivi: come? Così!

Avete ragione: è orribile, ma non sono riuscito a trovare una soluzione efficace a costo zero. In alto ci sono i nomi dei 4 toneprints che ho scelto di memorizzare nel pedale: il mio, quello di Burns che si chiama ‘Interludio’ (si riferisce ad una sua improvvisazione), quello di Pete Thorn, un mito del web e non solo, e quello dell’amico VU. Sotto il ‘mio’ ci sono anche 3 numeri che si riferiscono ai tre segni della manopola ‘delay time’: 325, 650 e 800. Eh già, penserete mica che abbia fatto un toneprint così da due soldi? (una volta si diceva due lire!) In questo toneprint ho voluto mettere i 3 suoni che avevo sull’Intellifex con i 3 settaggi da me più usati per fare lo ‘sborone’ LIVE. In effetti sono 3 tempi di ritardo che si rifanno a 3 chitarristi diversi: Malmsteen, Blackmore e May. Ma procediamo con ordine e guardiamo la prima schermata.

Cominciamo dall’inizio: ho scelto la simulazione Tape per partito preso: non è la mia preferita, ma è sicuramente un ‘tape’ quello usato da Blackmore, il mitico AIWA, ed anche da May, un Echoplex EP3. Malmsteen usava un Korg, che ho pure avuto, ma posso anche sorvolare su questo falso filologico. Alla manopola ‘delay time’ posso assegnare 3 parametri diversi ed ho iniziato appunto con il tempo: come vedete esistono dei punti nodali che possono essere programmati a piacere ed infatti ho messo i millisecondi che mi interessavano: 325 per Malmsteen, per fare il famoso Echo etude o i ‘violini’ come dico io, 650 per Blackmore, l’introduzione di Difficult to cure, ma intorno a quel tempo, che ad orecchio avevo individuato con 640 ms., ruota quasi tutto il suo repertorio ‘delaystico’, e l’800 per Brian May e il suo mitico solo di Brighton Rock che, sempre ad orecchio, io avevo individuato a 750 ms. (oggi si sa tutto e quindi anche che l’Echoplex ha un delay time massimo di 800 ms.; direi che ci ero andato molto vicino!) Una parola sugli estremi di banda: in basso c’è un 9 ms. che sembra non avere senso ed invece un ritardo così minimo mi fa ottenere, con il ‘delay level’ al massimo, un chorus interessante (si può provare anche con 7 ed 8, ma preferisco quando il chorus è lento); in alto ho messo 1 secondo per simmetria, ma non credo lo userò mai. Le 3 tacche sull’X4 stanno proprio ad indicare quei punti nodali così io so che mettendo la manopola in quei 3 punti avrò più o meno quei tempi. Più o meno? Già, ogni tanto c’è qualche piccolo scostamento (mica tanto piccolo, ma se forzo il giro della manopola tutta a destra o tutta a sinistra si tara giusta); sul Nova delay che ho avuto invece potevo memorizzare il tempo preciso al millisecondo anche grazie al display: qui il display manca, peccato! Gli altri parametri li ho toccati pochissimo: un minimo damping e una regolazione della modulazione sulle ripetizioni minima che funzionasse bene come chorus a 9 ms. Passiamo alla seconda schermata.

No, non è la stessa! Qui si vede il secondo parametro sempre pilotato dalla manopola del ‘delay time’: il taglio degli acuti tipico dell’eco a nastro. Tipico? A sentire May a Blackmore mica tanto, ma probabilmente loro cambiavano spesso il nastro: loro? I loro tecnici più che altro. Comunque come vedete non c’è taglio alcuno sul chorus, minimo a 325 e piano piano aumenta anche se non si scurisce mai troppo; io vengo dagli anni ’80 e dai delay digitali quindi la ripetizione la voglio sempre molto presente: la prima, di solito, è uguale al segnale originale. Il bello della simulazione della TcElectronic è che nella modalità ‘tape’ la prima ripetizione ed anche la seconda sono molto presenti, le altre poi decadono abbastanza rapidamente; non tagliare troppo gli acuti aiuta a mantenere in vita anche le ripetizioni ulteriori. E vai con la prossima schermata!

Qui agisco sul terzo parametro sempre pilotato dalla stessa manopola: la saturazione. In effetti è tipica del delay analogico, ma ho voluto mettercene un po’ così per sfizio:  sul chorus nulla, poi sale piano sino ad un secondo dove agisce di più anche se, a dire il vero, si sente pochissimo.

Il grosso del lavoro è finito: le schermate delle altre due manopole sono molto più semplici.

La manopola ‘feedback’ non l’ho toccata e l’ho lasciata così com’è; ho fatto delle prove aumentando il 99% finale su fino al 120% passando in rassegna un po’ tutti i parametri, ma l’unica cosa che succede è che il delay va in auto-oscillazione: bello, direte voi! Schifo, dico io: è un’auto-oscillazione digitale che non riesce per nulla ad avvicinarsi a quella roba psichedelica tipica dei delay a ‘nastro’ o anche solo analogici. Vai di ultima schermata.

La manopola ‘delay level’ ha un andamento strano perché da zero a metà sale di brutto poi ha un andamento molto lento: pensate che dalla metà in poi passa solo da -6db a 0 db. Comunque non l’ho toccata perché mi sono abituato ad usarla così e quindi non voglio stravolgere le mie abitudini.

A questo punto RICORDARSI di schiacciare ‘Store in the pedal’, nella posizione giusta, oppure perderete tutto e vi toccherà iniziare da capo dopo aver imprecato contro tutti i santi… danesi!

Finito: questo è il mio toneprint! In realtà contiene ben 4 possibilità diverse e tutte programmate nella manopola del ‘delay time’: a zero ho il chorus; a circa 1/4, la prima tacca bianca, ho il gioco dei ‘violini’ alla Malmsteen; seconda tacca a metà e mi sento Blackmore da Made in Europe a Live at Budokan (qui Son of Aleric capirà tutto); terza tacca e sono in territorio Brian May e del suo mega assolo a Wembley; al massimo… tutto da scoprire!

Sono folle, si sa!

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