Archivio per 10 agosto 2014

10
Ago
14

a m’arcord – questo post non è essenziale!

Prometto che è l’ultimo anche perché alla fine questi ricordi così personali stufano e quest’ultima parte è veramente la più ‘personale’.

Alla fine anche da questi due miseri ‘cassettini della memoria’ è uscito di tutto, cose che fanno capire quanto la musica sia stata pervasiva nella mia vita anche se alla fine con essa, la musica, non è che abbia poi combinato molto.

Quando si è giovani si sente la necessità di esprimere la propria creatività nei modi più assurdi: oggi c’è Facebook – a proposito, mi sono iscritto ora che la buriana è passata e FB è in declino specie tra i giovani e l’ho fatto pure sotto falso nome: io ho chiesto una sola amicizia ed ora me ne ritrovo con 70 e non ho idea del perché – ai miei tempi c’era la musica. Sapere 3 accordi non mi impediva di ‘scrivere’ un pezzo e sentirmi una specie di musicista incompreso; ma io ogni tanto ‘scrivevo’ davvero e mi sono inventato un sistema veloce per ricordare la mia musica senza ricorrere al pentagramma che rimane IMHO il metodo migliore, ma sono lunghissimo nella scrittura delle partiture ‘classiche’. Direttamente dai miei 16-17 anni ecco a voi una mia composizione! (ho volutamente oscurato il mio nome in cima per pudore)

Già, non ho mai saputo scrivere un testo che sia uno, anche se ci ho provato, e quindi prendevo le poesie, che hanno una metrica, e le mettevo in musica: qui tocca al povero E. A. Poe essere maltrattato dal sottoscritto. Curioso notare come suonassi la chitarra da poco più di un anno eppure infilassi già un accordo diminuito: dove l’avrò imparato? Non me lo ricordo, troppo in là nel tempo, però spesso capitava che io imparassi un nuovo accordo e volessi inserirlo in qualche brano per ‘stamparmelo’ in mente. Passa un anno o poco più ed è la volta di rovinare i versi dell’immortale Shakespeare (tra l’altro girando sul web ho scoperto che non sono l’unico ad averlo fatto anche proprio con questo sonetto!)

Componevo tutto sempre con la classica, raramente lo facevo con l’elettrica, anche perché avevo la fatidica imitazione Les Paul, e mi veniva naturale una caratteristica che ho conservato ancora adesso: far risuonare il più possibile le corde a vuoto per rendere il suono più pieno anche a costo di dissonanze che, alla fine, mi piacevano e piacciono pure. Anche la mia personale ‘notazione musicale’ si sta perfezionando: buona parte di essa la uso ancora oggi quando devo tirare giù i pezzi   🙄 .

A 20 anni ci provo con un blues: non amo il blues e non lo sento mio, ma un giorno ascoltando un brano dei Queen, Dreamer’s Ball, c’era dentro un accordo stranissimo e il pezzo aveva un sapore vagamente jazz-blues alle mie orecchie che mi piaceva, quindi ho preso quell’accordo ed ho cercato di scrivere un brano che si ispirasse a quel mood particolare.

Noterete che stavolta c’è anche il testo, di una banalità disarmante, ma di più non sapevo e non so fare (se non ricordo male ho scritto solo un altro testo di un’altra canzone); in soli due anni dalla mia composizione precedente, che non è comunque la mia prima, gli accordi si sono complicati parecchio – altro che i power chords che amo usare adesso – e l’accordo strano, che era la sfida che mi ero posto, è il La + che altro non è che un La maggiore con un fa naturale. Ecco il testo in tutta la sua banalità con anche la mia mania, che conservo tuttora anche quando leggo i libri, di segnare quando faccio le cose.

Questo brano, dalla struttura degli accordi così complicata per me, l’ho sempre considerato un po’ come il vertice delle mie capacità creative in ambito jazz-blues e quindi anni e anni dopo ho ripreso questo stesso foglio e l’ho trascritto sul sequencer della mia tastiera Korg T3 per finalmente sentire come sarebbe potuto suonare così come io l’avevo pensato; dal file MIDI ho pure stampato lo spartito con chissà quale programma free.

Noterete che il brano l’avevo composto sì con la chitarra, ma avendo in mente altri strumenti che con un sequencer ho potuto programmare e quindi in parte passare dall’immaginazione alla ‘realtà virtuale’ sonora. Qui viene fuori un’altra mia caratteristica: non penso quasi mai alla chitarra quando compongo, ma penso alla musica e la chitarra, quasi sempre, la sento come un limite; la tecnologia moderna mi ha permesso di superare in parte questo mio limite e quindi di ascoltare con le orecchie quella musica che spesso ho scritto solo pensandola. Ho scritto anche un concerto per orchestra ed uno per pianoforte ed orchestra, robetta sia chiaro, ed ho potuto ascoltarli dopo anni di programmazione sul sequencer. Lo so, son malato! Ecco una pagina interna a caso del brano jazz-blues dal quale ho depennato completamente il testo lasciando al sax il compito di fare la melodia del ‘cantato’.

Ma quando si è giovani si ha molto più tempo per suonare, comporre e quindi scrivere sulla carta la propria musica; almeno una cosa sono riuscita a concluderla ed è questa qua sotto.

Il mio nome è sempre stato oscurato dal sottoscritto per ovvie ragioni: non voglio che la neurodeliri mi rintracci! Questa è la fotocopia dell’originale che ho sempre in quei cassetti ed è un lavoro abbastanza grosso che mi ha tenuto compagnia per un po’. Apro ancora una pagina a caso.

Anche questo mio lavoro, nato per essere suonato solo alla chitarra classica, ha poi subito un mega-arrangiamento sul sequencer subendo orchestrazioni varie; ma questa storia mi sa che ve la racconterò un’altra volta e magari vi farò ascoltare qualcosa.

 

Ho detto ‘magari’!

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