Archivio per 14 agosto 2014

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Ago
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sturm und drang – 5

E dopo l’odissea precedente ora mi diverto un po’ io! Probabilmente sentendosi un po’ in colpa per tutto il tempo speso nella registrazione precedente – essendo tra l’altro il brano più corto dell’intera raccolta – la cantante per questo brano mi ha lasciato carta bianca e l’ho arrangiato come volevo io. In poche parole: l’ho stravolto! L’inizio con il gufo e/o civetta l’ha voluto lei, ma non mi sono opposto: io adoro gufi e civette anche perché non a caso sono il simbolo della sapienza, vedono al buio dove altri non vedono, sono l’animale sacro ad Atene e, quindi, della città di Atene; non a caso una civetta è sulla moneta da due euro greca (che ho qui di fronte a me perché donatami da un mio ex-studente tra l’altro ora laureato in filosofia pure lui).

Ma torniamo a noi: dopo il gufo c’è un’introduzione di chitarra classica che deriva da un brano del primo disco dei Blackmore’s Night di cui ora non ricordo il titolo: suonato con un po’ troppa fretta e ansia di finire, cominciava a scarseggiare il tempo, e con il finale cambiato perché… non me lo ricordavo più dato che l’avevo imparato, si fa per dire, giusto quella mattina perché mi era venuto in mente di mettere lì quell’introduzione. Infatti il brano l’avevamo provato e già suonato un paio di volte LIVE, ma mai con quell’intro e, come vedremo, quel finale, che spiegherò, e che live non era possibile fare. Devo dire però che sbagliando la parte finale dell’introduzione ne sono venuto fuori comunque benino dato che quasi sembra fatto apposta     🙄 . Va beh, l’importante è crederci!

Poi ho letteralmente posato in fianco a me l’Ovation classica ed ho preso l’altra Ovation acustica – quella non mia, ma prestata per l’occasione – ed ho suonato tutto in un fiato l’accompagnamento dell’intera canzone, finale compreso. Fu un trauma; passare dal manico largo e piatto della classica a quello strettissimo dell’acustico, dalle corde in nylon a quelle d’acciaio ed usando, tra l’altro, il plettro… ricordo che mi sembrava di essere un impedito: trovavo difficile tutto. Naturalmente tenemmo buona quella prima traccia riservandomi il diritto di rifarla alla fine, cosa che puntualmente non avvenne. L’arrangiamento del brano, che è il primo del primo disco della svolta da menestrello di Blackmore, è mio: l’ho volutamente cambiato nello spirito dandogli un senso molto più gitano rispetto all’originale. Avevamo alle spalle già 4 brani abbastanza lenti, sapevo che di fronte ne avevamo due altrettanto tranquilli e quindi volevo qualcosa con un po’ di brio dove si percepisse che c’era anche un chitarrista e non solo un accompagnatore. D’altra parte con solo chitarra e voce le possibilità non sono migliaia e quindi in questa ho voluto lasciarmi andare un po’ e l’ho volutamente arrangiata molto più ritmata dell’originale; anche la cantante ci ha messo del suo nella parte dove fa un po’ il verso alla melodia araba: come si dice? Licenza poetica     😆 . Il finale, già: IL finale! Di finire sfumando non mi andava – si sa: non è rock! – ed allora? Allora ideona del giorno prima: ci sbatto dentro un bel finale strumentale preso da un brano rock dei Rainbow, Death Alley Driver. Ma come è possibile ciò? Quel solo di Blackmore, quello rock, inizia con una citazione della Toccata in Re minore di Bach: praticamente era andare a nozze per me che adoro Bach. Il difficile non è stato suonare la solista, ma pensarla mentre suonavo l’accompagnamento: vi ricordo che era un ‘buona la prima’ con l’acustica appena presa in mano e con grande stupore di chi ascoltava, la cantante e il mixerista, nella parte finale io smettevo di suonare e riprendevo apparentemente a caso. Invece io mi cantavo in testa quello che avrei fatto dopo: tutto senza click e senza metronomo! Avendo imparato a suonare ‘sui’ dischi ed ho un buonissimo senso del tempo al punto che anche nel mio gruppo rock ero io il riferimento ‘temporale’, anche per il batterista; oggi infatti quando provo con il ‘nuovo’ gruppo mi accusano di stare troppo sul tempo, ma non so che farci. Comunque sia ci sono stato dentro alla grande; quindi ho fatto la parte di Bach, se non sbaglio tornando alla classica ma suonando con il plettro, per dimostrare ai miscredenti che le pause le avevo pensate giuste anche se le avevo pensate solo il giorno prima. Però in qualche modo dovevo finirla perché non potevo poi mica partire con il solo rock… il passaggio finale, in stile minore armonica simil-Bach-Blackmore-Malmsteen, è mio e mi è venuto naturale così; allora avevo quella scioltezza sullo strumento, ora non più     😦 . Risentito ora a distanza di tempo direi che il mio taglia-copia-incolla sia riuscito bene perché sembra veramente che il pezzo sia nato così e non il risultato di un ‘misciot’ (bergamasco che sta per mescolanza). Nel brano poi sentirete alcune sovraincisioni: sì, è il brano che ha avuto più sovrapposizioni anche se poi si riducono a 3, forse 4, e non sono state fatte in quel momento, ma alla fine di tutto. Cioè? Cioè dopo che erano stati registrati anche i due brani mancanti di cui ancora devo raccontare; io non ero contento che ci fossero solo due chitarre e quindi in 10-15 minuti ho fatto tutto il resto. Con la scusa che la cantante dovesse fare la doppia voce nel ritornello – dove ho capito cosa sia il chorus in quanto ha solo raddoppiato la sua voce senza cambiare la nota e quindi il leggero effetto chorus che sentite è naturale, non è un effetto messo dopo, ma il risultato del leggero scostamento di intonazione delle due parti – come dicevo con la scusa della doppia voce ho chiesto di tenere aperto anche il canale della chitarra e ci ho suonato sopra altre parti come, ad esempio, la seconda chitarra sulla parte ‘alla-Bach’, ma anche altro: insomma ho improvvisato. Mentre la riascoltavamo il mixerista ha tenuto ancora aperto un canale della chitarra e ci ho suonato sopra senza che nessuno mi avvertisse ed è finito anche quello nel mix finale anche se molto basso; d’altra parte conoscete un chitarrista che ascoltando qualcosa ed avendo una chitarra in mano alla fine riesca a star fermo con le mani? Ci sono stecche, esitazioni, note ‘ciccate’ e tante altre schifezze, ma a me il risultato finale piace perché vero, immediato ed anche un po’ movimentato’, finalmente!

Adesso capite perché dal vivo quel finale non si può fare ed esiste solo su questa registrazione, ma a me piace molto come l’ho messa insieme; la più grande soddisfazione è stato che anche la cantante ha riconosciuto che alla fine avevo avuto una bella idea ed avevo fatto un bel lavoro (ricordo che il lavoro era suo nel senso che la sala la pagava lei ed era quindi il ‘suo’ CD!)

Va beh, dopo tante parole è ora di ascoltarla     😉 .

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