Archivio per 29 agosto 2014

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Ago
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sturm und drang – 7

Ed eccoci arrivati, per fortuna vostra, alla fine con il ‘classico dei classici’: Summertime. Direttamente dal repertorio di Gershwin, mica ‘pizza e fichi’; avevo un trascrizione semplificata per piano, trasformata per chitarra del sottoscritto (ovvero dalle stelle alle stalle     😮 ): l’originale è una ninna-nanna ed ho voluto conservarne quindi l’aspetto naïf, semplice, suonando il meno possibile.

Scegliere questo brano per me è un mezzo suicidio, come tutti quelli che fanno il solo di Comfortably Numb, troppo famoso per non essere criticati, infatti non lo scelsi io. Non a caso chi ascolta l’intero album, va beh diciamo così, alla fine criticava sempre e solo questa canzone con affermazioni del genere: “Armstrong sì che la cantava bene!” “Ma come la fa Ella (Fitzgerald) è tutta un’altra cosa!” Ma va? A parte che Ella è di un altro colore, di un altro peso, proprio fisico, e di altra caratura ritengo veramente fuori luogo azzardare certi paragoni: la musica è fatta per essere ascolta, vero, ma anche suonata e mica tutti possono essere Ella o Paco de Lucia o chi volete voi! Un po’ come ai miei tempi a scuola dove nel tema in classe che se non scrivevi come Manzoni non eri nessuno; ma le vie di mezzo esistono ancora o no? La tipa è stata coraggiosa a scegliere questo brano e l’ha cantato in modo dignitoso interpretandola proprio come una mamma che vuol far addormentare un bambino; il ‘shhh’ finale però mi pare di ricordare fosse un’idea mia. E visto che ci siamo sembra che anche il buon Gershwin si sia ispirato pesantemente ad una ninna-nanna Ukraina,  Oi Khodyt Son Kolo Vikon: in effetti l’ho cercata e la somiglianza, specie all’inizio, nella melodia c’è.

La chitarra di accompagnamento è stata fatta in una sola volta, così come il canto – eravamo già overtime con il tempo a nostra disposizione – ed ancora mi stupisco di come abbia saputo separare la parte dei bassi con l’accompagnamento vero e proprio, quasi come se suonassi le due parti del piano insieme, ma su una chitarra sola: sembra un basso con la chitarra che punta solo gli accordi. Va beh, era l’ultimo pezzo ed era quello che avevamo suonato di più nelle prove e quindi un po’ l’avevo nelle orecchie. Alla fine ho fatto il solo: quello iniziale non è nient’altro che un annuncio del cantato mentre il secondo doveva essere più libero. In realtà inizio come il cantato e poi piano piano lo lascio. Ad un certo punto mi lascio andare un po’ e mi accorgo di fare proprio schifo e quindi vado a avanti a caso, quasi fraseggiando da pentatonica elettrica. Alla fine chiedo di rifarlo e il mixerista mi risponde una cosa del genere: “Manco per sogno lo rifai, alla fine ti è uscita una cosa con gli armonici sull’accompagnamento che se provi a rifarlo non ci riuscirai mai più!” Ci rimasi molto male perché pensai che era solo stufo di ascoltarci e voleva andare a casa, era sera, e quindi dovevo rassegnarmi a tenere quello (ricordo che dopo questa registrazione feci le sovra-incisioni di Shadow of the moon e quindi non avevamo proprio finito del tutto); con il senno di poi aveva ragione lui: ma che cavolo ho fatto alla fine? Pensare che stavo andando a caso perché avevo già dato il solo per perso e quindi suonavo senza pensare.

Questa è stata la mia unica esperienza in una sala d’incisione vera, la considero positiva anche se è curioso che io chitarrista elettrico per antonomasia sia finito a registrare una cosa acustica.

Va beh, ascoltiamo Summertime: via il dente, via il dolore! Ricordo che è una ninna-nanna ed infatti fa dormire     😀 .

 

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