Archivio per settembre 2014

28
Set
14

La ‘vecchia signora’: JCM800

Se ne poteva fare tranquillamente a meno di questo video, ma quando il tempo è poco… poi si sa: la fretta è cattiva consigliera!

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25
Set
14

45 anni fa!

Ieri, tutto preso dalle immagini della mia chitarra, mi sono dimenticato di celebrare i 45 anni di qualcosa di speciale e unico.

Ringrazio Miracle Man su FB e i suoi 200 nickname diversi per avermelo ricordato: andatelo ad ascoltarlo su Youtube, merita!

24
Set
14

Sfilata di moda

Complice una valvola del mio Blackstar che fa le bizze e le fa pure di brutto, non ho potuto ancora dedicare il tempo dovuto alla mia ‘new entry’: la Squier Stratocaster Vintage Modified 70. Sì, l’ho proprio trascurata: niente corde nuove, niente regolazione del ponte flottante, niente cambio battipenna e plastiche, niente di niente; non ho neppure tolto la pellicola protettiva da battipenna e pickup   😦 . Accontentatevi quindi di queste immagini frettolose che la immortalano così come è nata.

Tanto per cambiare ho scoperto che anche il nero è un colore ‘bastardo’ da fotografare: si specchia anche chi fotografa e quindi ho dovuto fare degli equilibrismi per evitare che si vedessero cose strane e, soprattutto, me!

Come se non bastasse il nero evidenzia in modo esasperato le ditate: basta guardare sopra!

Mamma mia, il nero evidenzia anche la polvere!

Ecco il mitico palettone: l’arché, cioè la causa, di tutto! Ma il nero riflette tantissimo anche il flash: altra difficoltà non da poco  😡 .

Però le ultime due immagini mi sono venute benino e si nota anche il bel colore del manico.

Ora devo sbrigrami a cambiare il battipenna e le plastiche altrimenti mi abituo a questo loook alla The Edge o Sting: anzi, comincia già a piacermi. Va beh, è tutto pronto, devo solo trovare il tempo di fare il cambio.

Ma staranno bene queste plastiche un po’ ingiallite naturalmente? 😕

19
Set
14

La visione di un mito!

Questo post è assolutamente inutile specie per quelli non della mia generazione, ma sopportate l’entusiasmo fanciullesco di un ‘vecchietto’: i Floydiani avevano molto, basterebbe Live at Pompei, ma io nulla! Invece…

Ci sono capitato per caso grazie ad un segnalazione di MiracleMan su Facebook (ma allora Facebook serve a qualcosa!): esistono i filmati di Made in Japan   😮 . Non ci potevo credere e quasi quasi non volevo vederlo perché esattamente come quando leggi un libro e poi vedi il film la delusione è assicurata, anche qui ‘vedere’ quello che hai immaginato e sognato per più di 40 anni è un rischio enorme. Da quel poco che ho capito esistono degli spezzoni di filmato della serata al Budokan di Tokyo del 17 agosto 1972; i filmati dovrebbero essere muti, ma esiste la registrazione audio, quella del disco e dei vari CD, che è stata sovrapposta al video: chiaramente magari il sincronismo non è esatto al 100%, ma il lavoro è ottimo e basta e avanza per farsi un’idea di quello che avvenne. D’altra parte c’è gente che come me ha aspettato più di 40 anni per ‘vedere’ materializzarsi questo sogno ed ha dovuto anche sopportare con tristezza la dipartita del grande Jon Lord protagonista di quelle serate.

Ecco Smoke on the water di quella serata di un tour entrato nella storia: è completa pure della stecca iniziale di Mr. Blackmore – non è un mistero che la versione finita su Made in Japan sia quella di Osaka del 15 agosto perché fu l’unica volta che Ritchie non sbagliò l’intro, anzi lo cambiò in quel modo che poi è diventato leggenda! – non chiedetemi perché ad un certo punto entrano Joe Satriani e poi Hughes e Smith  a parlare: voglio il filmato nudo e crudo in tutto il suo bianco e nero d’epoca!!!!!!!!!

Alcune considerazioni: non sono stato affatto deluso, il mito rimane intatto, anzi si rafforza!!!!!!!!!!! La prima grande soddisfazione è scoprire che il riff lo suona esattamente come l’ho spiegato nei miei video: con le dita e il pollicione  sul 10° tasto; sarà una stupidata, ma è una piccola soddisfazione sapere di averci preso. Poi scopro che sebbene nelle foto di quel tour la strato più immortalata sia quella nera qui usa invece quella sunburst: strano scherzo del destino visto che ho appena preso una Squier appunto nera! Anche al Maestro la strato non rimane accordata a lungo – certo, lui ne abusa in modo veramente ‘fisico’ – e deve sistemare l’accordatura al volo un paio di volte e una volta mi pare proprio sul sol, la corda maledetta di tutti quelli che suonano la strato (insieme al Mi basso che raramente è intonato per tutta la lunghezza della tastiera). La gestualità e le movenze dell’Uomo-Nero erano al top: raramente l’ho visto così, persino sorridente!

Ma esiste anche un documentario di quasi un’ora di Made in Japan con tanti artisti che ne parlano e bla bla bla… però ho scoperto che ci sono altri spezzoni recuperati di quel concerto, la fine del documentario è proprio Smoke on the water, ed anche se non l’ho visto tutto ho fatto ‘zapping’ per scoprire se c’era il sogno nel sogno: Highway Star!

Al minuto 20.14″ salta fuori lo spezzone che già ho visto circolare sul web: la band che entra ed inizia appunto Highway Star; sempre il Budokan di Tokyo e sempre il 17 agosto 1972. Conoscevo già questo spezzone, ma rimango sempre ‘basito’ dalla assoluta informalità con cui la band entra, accorda, prova gli strumenti e poi inizia (c’è anche Blackmore che parla, ma per una volta vorrei vedere solo quel momento storico e non sentire il suo commento). Sono passati 42 anni ed io ancora non riesco a capire come cavolo abbiano fatto ad ottenere quel suono PERFETTO! Nessuno oggi è in grado di riprodurlo e viviamo in un mondo in cui uno si può fare i dischi in casa. Il brano inizia e dentro di me penso: “Ok, era quello che conoscevo già ed ora il video sfuma…”, invece no: va avanti!!!!!!!!!!!!!!!! NON CI POSSO CREDERE! Ok, non esistono tutti gli spezzoni video, c’è il compianto Lord che parla sopra etc., ma ogni tanto torna il bianco e nero e vedo loro suonare: dopo 42 anni! Persino Gillan mi è simpatico ed ha una voce allucinante senza nessun effetto, neppure il riverbero: qui siamo veramente in un altro mondo, in un’altra epoca, dentro il mito e la leggenda. A tratti si vede anche Blackmore ed ancora una volta ha la strato sunburst, un sunburst particolare con poco nero: che sia uno scherzo del destino? Sono arrivato al solo di Hammond e li vedo ancora: in me si fa strada un’idea quasi sussurrata, una speranza soffocata: “Vuoi vedere che c’è tutta?” Intanto il mastodontico Lord fa il suo solo con Glover che parla sopra, un tecnico mette a posto un microfono alla batteria di Paice e l’energia è già a 1000! Questo ha dell’incredibile ancora 42 anni dopo: ma tutta quella furia, ad appena 3 minuti dall’inizio del concerto, da dove arrivava? C’è una fisicità ed una ‘violenza sonora’ palpabile: si sente ancora a 42 anni di distanza nonostante una strumentazione che oggi pare ridicola: sono travolgenti e strabordanti, sono TUTTO, sono HARD-ROCK allo stato brado! Nello stacco, alla fine solo di Hammond, Martin Birch dice di aver fatto tutto il possibile: tutto il possibile? Ha usato due registratori a 4 piste ed ha creato un disco con un suono leggendario: lui è il sesto Deep Purple! Quel suono irripetibile è anche merito suo; intanto nella strofa si vede tutta la teatralità di Blackmore durante l’accompagnamento. Il batterista dei Metallica compare con il suo faccione ed io lo odio con tutte le mie forze ed anche se dice cose giuste: “Voglio vedere loro!”

Poi arriva il momento catartico, il momento di una vita: sta parlando Hetfield e sotto, al minuto 25.02″ del documentario, inizia il solo di Blackmore. Ok, non si vede, c’è invece Colin Hart, tour manager per 30 anni dei Deep Purple, che parla; deluso? No, so che esiste la ‘maledizione del chitarrista solista’ che non viene mai inquadrato; nel LIVE a Copenaghen il regista si accorge di Blackmore alla fine e riesce ad inquadrare sempre la persona sbagliata nel momento sbagliato; nello spezzone a colori  a New York del 1973, ritrovato fortunosamente, c’è l’intera Smoke on the water, ma si sono persi un solo pezzo: indovinate quale? Sì, bravi: il solo di Blackmore! Comunque Colin parla e il solo di Blackmore si ascolta sullo sfondo: vorrà dire che continuerò ad immaginarlo come ho fatto per 42 anni.

Poi?

BAM: la luce! Lo vedo!!!!!!!!!!!

All’inizio penso che sia un miraggio, ma no… è vero… è lui! Dopo 42 anni lo vedo fare la parte finale del solo di Highway Star in quel mitico tour. All’inizio, nel pezzo dei 16imi, il video si ripete per un attimo, evidentemente mancava il video completo, ma poi c’è tutto sino alla fine. Blackmore non è superbo: di più. Un gigante! Nella sezione finale, quella ‘cacofonica’, si sfila la chitarra come solo lui sa fare e va verso l’impianto voci e… il delirio, l’apoteosi! Ora so che faceva, pensavo lo facesse in altro modo ed invece a quei tempi l’impianto voci era lì sul palco, vicino e si poteva fare (a dire il vero senza saperlo un paio di volte l’ho fatto pure io sentendomi un cretino totale). [ho rimesso il video, non è uno sbaglio, per chi vuole rivedere quel ‘momento’!]

Non so se Youtube farà sparire tutto per motivi di copyright o altro, ma io ho visto. Ok, non è il solo di Osaka, quello su cui ho imparato a suonare la chitarra e che mi accompagna da una vita, registrato solo la sera prima, ma è comunque quel tour leggendario.

Sono ancora incredulo ed emozionato e non è da persona adulta, lo so, ma… quanti possono dire di aver visto il proprio sogno diventare realtà?

42 anni dopo!

Può bastare?

Sì!

17
Set
14

In the house

Presa per provarla a casa con la mia strumentazione.

Prima impressione? Buona; il manico è comodo ed ha veramente un bel colore, il sol ha cominciato a stare accordato solo dopo 20 minuti di ‘sevizie’, ma ancora tende a crescere se se ne abusa, resta il fatto che non ho idea dell’età delle corde e della loro scalatura; i tasti me li aspettavo più piccoli, ma sono andato a leggere le specifiche ed in effetti sono dei medium jumbo. Le chiavette fanno il loro lavoro, ma non fanno gridare al miracolo, ma sono stile vintage come piacciono a me e ne avrei di nuove da sostituire. La parte elettrica, sulla cui qualità temevo molto, fa il suo lavoro egregiamente e  forse solo la manopola del volume chiude il tutto troppo presto, ma solo sul pulito perché sull’OD lavora parecchio bene. Forse è carente di schermatura, ma niente di irrimediabile o di evidente al punto da impedire di suonare. I pickup? Sono Duncan designed e quindi parenti poverissimi dei Seymour Duncan e partivo dal presupposto di cambiarli con gli I-Spira che ho sull’altra ed invece… invece se la cavano egregiamente, specie sui suoni OD. Certo, mancano un po’ di dinamica, graffiano di più, ma neanche tanto, e le posizioni intermedie suonano un pelo meno bene dei controparte I-Spira, ma sui suoni OD si difendono bene; sui puliti… beh, non c’è storia, gli I-Spira sono nettamente meglio perché più morbidi ed equilibrati. Quindi ora ho il dilemma se lasciarli sulla RollingCaster e perderli, guadagnando nella valutazione della chitarra, oppure prelevarli e metterli sulla nuova impedendomi così upgrade futuri: bel dilemma. Non ho ancora potuto provare il ponte anche perché non regolato come piace a me in quanto, appoggiando sul corpo leggerissimo, non è flottante bensì fisso.

Quindi, anche se stasera per ovvie ragioni alle prove andrò con la RollingCaster, direi che ad una prima prova la Squier ne esce bene, persino un pelo meglio di quanto mi aspettassi.

Il primo pensiero che ho avuto quando ho smesso di suonare e l’ho rimessa nella custodia è stato: “Averla avuta una chitarra così quando avevo 16-17 anni ed iniziavo a suonicchiare, ci sarebbe stato veramente da leccarsi le dita!”

15
Set
14

Mitici!!!!!!!!!!!!!

Quando la musica non ha confini dati dagli strumenti!

13
Set
14

Danno fatto!

Alla fine ho preso la Squier, meglio: l’ho bloccata in negozio.

Adesso si tratta di decidere se mettere battipenna bianco e plastiche bianche, oppure ingiallite oppure lasciarla così; anche i pickup: tengo i suoi o metto quelli che ho sulla RollingCaster? (che sono I-Spira, mica pizza e fichi!) Io e il mio amico del negozio abbiamo anche un paio di idee per migliorare il ponte e la scorrevolezza del manico, ma intanto sono contento perché costa la metà esatta della sua controparte con il nome Fender sulla paletta! Spettinare la gente con una Fender è già bello, ma con una una Squier… non ha prezzo!

Già che ci sono sto provando anche un nuovo alimentatore che andrà a sostituire i due che avevo.

Lo so che sembra folle spendere tanto in un alimentatore, ma alla fine ti evita un sacco di problemi.




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Mauro Principi

La musica è arte, armonia, cultura, e soprattutto cibo per l'anima.