09
Gen
15

Forse l’ho trovato!

Cosa? L’ultimo pedale che mi mancava nella sezione OD/Distorsione! Ma procediamo con ordine   😉 .

Le prove, anche se invisibili a voi, continuano pur se fatte veramente a singhiozzo a causa degli impegni pressanti della scuola: sono in pieno periodo di scrutini. Però ogni tanto qualcosina riesco ancora a provarla anche se, a onor del vero, mi sta annoiando un po’ tutto: alla fine gli OD si rifanno a un paio di tipologie o poco più e si assomigliano tutti; per i distorsori è pure peggio! Cosa ho provato? In ordine sparso posso dire che sotto i miei piedi sono passati un po’ di pedaletti interessanti. Lovepedal Plexi 800: il nome già dice tutto.

Com’è? In una parola: ingestibile! Il suono c’è anche – ricordo che io ho una vera JCM800! – ma esattamente come la testata da cui prende il nome la manopola del volume esaurisce la sua corsa tra ore 8.30 e 9.00 dove cominciano a tremare i muri! Basta veramente un battito di ciglia per passare dal cornetto acustico alla sordità permanente: possibile che l’abbiano progettato così? Progettato? Vi ricordate che avevo già aperto un pedale Lovepedal ed ero rimasto stupefatto dal nulla che c’era dentro: questo come sarà?

Uguale! Vero che il tutto sarà sull’altra faccia, ma il circuito stampato è talmente minimalista da far intuire che saranno 4 componenti in croce! Comunque il suono è veramente devastante   🙂 .

Ma passiamo ad altro, passiamo all’LAA Rock Devil Black edition e quindi l’edizione con uno stadio di saturazione al germanio per avere un suono più caldo e con più gain.

Il pedale è molto trasparente ed ha anche veramente un bel suono rock, molto compatto e diretto; anche qui la manopola del volume ha qualcosa che non va, ma non è questione di progetto, ma probabilmente del pezzo che si è usurato in quanto ogni tanto girando la manopola il volume rimane sempre e comunque al massimo. All’interno questo pedale ha un simpatico messaggino per i diyers: guardate sul bordo in alto.

Bel suono comunque, nulla da dire, ma forse, sottolineo il ‘forse’, non è quello che cercavo perché anche se c’è la trasparenza e pure una buonissima riserva di medio-alte il GAIN si ferma un attimo prima a quello che desidererei avere. Di questi due pedali neri ho fatto anche delle registrazioni sonore ed appena avrò tempo le metterò online.

Passo quindi a provare un pedale Marshall che ho cercato a lungo ed insperatamente trovo usato anche se in condizioni abbastanza vissute (infatti non ho la foto e quindi la prendo dal web): il Jackhammer.

Il suono ‘Marshalloso’ c’è tutto ed anche bello grosso e pompato, ma la lettura delle manopole è praticamente nulla! Un po’ è il fatto che essendo usato si è cancellato il segno centrale delle manopole, ma soprattutto c’è anche il fatto che ben 3 manopole su 4 sono doppie e concentriche: sulla carta l’idea è buona, nella pratica regolare i parametri è un’odissea ed infatti dopo 10 minuti ci ho rinunciato.

Alle volte un buon progetto viene rovinato da queste cose anche se l’unica alternativa era farlo molto più grosso; rimane il fatto che i pedali Marshall sono dei veri e propri tank per robustezza e peso.

Ho quindi provato anche un BOSS DD-7 giusto per non perdere il feeling con i delay: buono, molto buono, ma quelle manopole così vicine… poi sin troppa scelta: alla fine a me bastava molto meno, però l’ho provato ed ora so come suona.

Ma veniamo al protagonista del post di oggi: un pedale boutique dal costo proibitivo e cioè ben 35 euro, il Crunch Distortion!

Adesso partirà la solita tirata che è un clone, che è cinese, che … bla, bla, bla, etc. Partiamo con il dire che io sono sempre rimasto affezionato alla Super Crunch Box che ora ha l’amico Cut: gran bel suono, ma troppi switchettini per i miei gusti ed infatti alla fine mi perdevo a cercare tanti suoni, tutti belli per carità, ma non mi fermavo mai su nessuno. Questo è il clone della Crunch Box e quindi il pedale da cui poi è nata la versione Super: meno fronzoli, un suono solo e via. Cominciamo con il dire che è diverso dagli altri pedali Joyo – anche se è vero che qui appare un brand diverso alla fine è quel pedale – in quanto è messo in un contenitore molto più grezzo e robusto, pure più alto; il retro non ha gli ‘stitici’ 4 piedini anti-scivolo, ma un robusto strato di gomma con lo sportellino della pila a vista e quindi si può cambiare la stessa senza usare il cacciavite.

L’ho pure aperto per vedere quanto ‘risparmiosa’ fosse la sua costruzione: in fondo 35 euro non sono poi una grossa cifra, come minimo dentro ci troverò dei criceti che fanno girare una ruota.

Ok, criceti non ne ho visti e sicuramente si può fare di meglio, ma è ordinato e, incredibilmente, è presente anche lo stesso trimmer che c’è nella crunch box da cui trae ispirazione (eufemismo).

Nel pedale originale il trim serve a regolare quello che sugli ampli si chiama ‘presence’ – nella versione Super questo trim è stato spostato esternamente per maggiore comodità – anche se a onor del vero io non l’ho toccato perché il pedale mi sembra si interfacci bene con il mio setup. Come suona? Una via di mezzo tra i due neri provati sopra: un pelo più gestibile del Lovepedal anche se pure qui il rapporto 1 a 1 si ottiene con la manopola del volume a ore 9, dopo arrivano i carabinieri e se si va oltre ore 12 si percepisce chiaramente lo spostamento dell’asse terrestre; più grezzo, ignorante e meno trasparente del Rock Devil.

Fino ad ora ero rimasto fortemente indeciso tra il Combo Drive e l’UsDream per avere la sezione High-Gain in quanto mi soddisfacevano al 90% ed alla fine li tenevo tutti e due lì ‘pestando’ da uno all’altro nel tentativo di farmene piacere uno solo; questo qui invece non mi fa sentire la mancanza degli altri due e potrebbe fare il suo lavoro anche da solo. Mi rimane il rimpianto di non aver potuto provare un Rock Devil senza quel difettuccio o metterlo a fianco per fare una prova A/B anche se magari potrei ancora farla ‘sta prova, ma poi ho paura di confondermi ancor di più le idee.

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