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Sveliamo il test

Per chi ha fretta la risposta è: ampli A = Blackstar; ampli B = Classic 30.

Per chi ha più tempo basta leggere sotto   😉 .

Prima di tutto ringrazio tutti quelli che hanno partecipato a questo ‘gioco’ e che ne hanno capito le reali intenzioni che non erano quello di ‘fregare’ qualcuno o ‘dimostrare’ chissà cosa. La verità è che registrare un suono ed ascoltarlo aiuta anche me a capire alcune cose. Ma facciamo un passo indietro: avendo il Blackstar in riparazione mi è stato dato un ‘muletto’ per le prove e il ‘muletto’ è sempre un ampli usato, uno di quelli che è in vendita in negozio dato che è ‘spendibile’ per quello scopo. Fortuna vuole che ci fosse questo Peavey Classic 30, praticamente nuovo, come possibile ‘muletto’: l’ho preso senza pensarci troppo (c’era anche un combo Mesa ed un Marshall DSL non so cosa, ma erano ben più pesanti) anche per le sue dimensioni comode ed un peso ‘umano’. L’ampli lo conoscevo già perché è stato il primo che provai più di 4 anni quando cercavo l’ampli che doveva prendere il posto della JCM800 (che ho ancora, ma ormai non la sposto più) e lo ricordavo medioso: medioso lo è ancora anche dopo tutta l’esperienza accumulata in questi anni. Comunque sia l’ho portato direttamente in sala prove e ci ho suonato tutta la sera senza grossi problemi a parte un surriscaldamento del pannello posteriore veramente notevole. Tornato a casa nonostante i numerosi problemi famigliari avuti – cancellerò il 20 febbraio dal calendario visto che ho ricevuto nell’arco di mezz’ora due brutte notizie – sono riuscito a provarlo meglio e devo dire che ai medi mi sono abituato anche se il suono rimane sempre un po’ troppo inscatolato per i miei gusti. Ieri vado a vedere cosa abbia il mio Blackstar e scopro che ha ripreso a funzionare senza che sia stato fatto nulla; il tecnico l’ha smontato e non ha trovato niente e il difetto l’ha fatto pure a lui: era muto. Poi ha tolto le finali per vedere se erano quelle e se c’erano saldature fredde sullo zoccolo, ma erano perfette, le ha rimesse e l’ampli ha ripreso magicamente a funzionare. Allora l’ha stressato per una settimana intera lasciandolo acceso anche tutto il giorno, poi l’ha messo in garage al freddo una notte per vedere se era quello, ma funzionava pure lì il giorno dopo ed in effetti ora funziona esattamente come prima. Infatti non mi ha fatto pagare nulla perché di fatto ha detto di non aver fatto nulla. Portato a casa ho avuto l’occasione di fare un testa a testa per decidere il da farsi: ecco il perché del test. Qui ho scoperto che sui suoni puliti per me il Blackstar vince a mani basse perché fa uscire il suono della strato nettamente meglio o, almeno, come piace a me con gli estremi di banda molto accentuati: a confronto sul Classic 30 per avere quei bassi devo pomparli  veramente tanto nella sezione EQ, ma non sono uguali. Certo, il Blackstar è molto più hi-fi come suono, ma è così che piace a me: appunto, a me. Ecco perché ho chiesto sul blog e sui forum il parere di altri e devo dire che la stragrande maggioranza parla del suono A come il suono migliore: l’ampli A è il Blackstar. Il suono B viene dal Peavey Classic 30 regolato con l’EQ praticamente tutta a ore 12 con solo una punta in più di bassi e medi, ma si parla di un paio di mm. della corsa della manopola. Devo dire che concordo con alcuni che mi hanno detto che in alcune situazioni era meglio il suono B ed in altre quello A, ma non potendo avere un ampli per ogni combinazione di pickup o canzone tocca fare una scelta frutto di compromessi. La ricchezza su tutto lo spettro armonico del Blackstar io la preferisco: più bassi e più acuti mi permettono arpeggi pieni e cristallini; il Classic30 è più centrato sulla banda dei medi e quindi è più ‘nasale’; poi, come mi detto l’amico Pamaz, l’ampli A fa risaltare molto meglio il suono della stratocaster ed io concordo. Quando faccio gli accordi di Neil Young nella parte con il pickup al centro onestamente io non vedo come sia possibile preferire il Classic 30 al Blackstar, ma anche nei suoni intermedi della strato, quelli con i due pickup insieme, il Blackstar evidenzia sempre meglio quello che nella mia testa è il suono stratocaster. Poi può piacere altro, sia chiaro, ma dire che sia un brutto pulito mi pare esagerato.

Finito? Sembrerebbe di sì dato che molti mi hanno confermato quella che era la mia impressione e vi giuro che quando sono andato a ritirare il Blackstar ero convinto di lasciarlo giù in permuta per prendere il Classic 30, ma l’ho portato a casa con l’idea di toglierli il Celestion V30 e metterlo nel Classic 30 per togliere quel suono così inscatolato che il cono Blue Marvel gli da; qui, secondo me, i 7 kg. in più del Blackstar si fanno sentire. Cassa chiusa dietro, quasi completamente, e cassa molto più grossa: più aria si muove e più ‘ariosità’ ha il suono; il piccolo Peavey quello che ha in peso e maneggevolezza lo perde in profondità di suono.

Finito? Insomma: alle prove ho tenuto ancora il Peavey Classic 30 e devo dire che anche se non ha molti suoni, sicuramente meno versatile del Blackstar, esce con molta facilità dal mix; il Blackstar ha un pulito super, ma un OD che se non ben regolato tende a bucare meno. Blackstar più rognoso da regolare, Peavey più immediato, ma anche monocorde. rimane un grande dubbio: se mettessi il V30 nel Classic30 migliorerei il fenomeno ‘inscatolamento’ oppure è proprio dovuto alla cubatura più piccola?

Poi mi rimane la voglia di provare i piccoli HIWATT ‘cinesi’ come il T40: visto che vado solo di pedali sono un’alternativa sulla carta interessante, alternativa utilizzata tra l’altro anche da un certo Giampaolo Noto e scusate se è poco!

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10 Responses to “Sveliamo il test”


  1. giovedì 26 febbraio, 2015 alle 21:50

    Sul clean british ci avevo azzeccato, menomale! (certo che confondere il blackstar col JCM800….:D)

    Ho rivalutato molto il blackstar, ha il suo perchè ed è molto versatile….fossi in te non lo venderei.

    Il peavey mi ha deluso molto, più che altro perchè avevo ascoltato qualche demo su youtube e mi sembrava tutt’altra cosa. Inoltre, ti riporto l’esperienza di un mio caro amico chitarrista, che per anni ha suonato con il classic 30: bell’ampli, ma poco affidabile (lo ha tradito in un paio di serate almeno) 🙂

    PS: errata corrige, quando ti dissi che provai il classic 30, in realtà era un fender blues deluxe, gli ho confusi dato che sono simili esteticamente…pardon!

    • 2 vigilius
      giovedì 26 febbraio, 2015 alle 22:05

      Bravo anche se a dire il vero il pulito del Blackstar ha ben poco del suono Marshall: ma i Marshall hanno un vero pulito? 🙂
      Il Classic30 non è poi così malvagio e probabilmente se non avessi fatto questo test A/B i suoi ‘difetti’, che per qualcuno sono pregi, non sarebbero risaltati così tanto; sono pure convinto che con un altro cono se la giocherebbe molto meglio.
      I Fender sono altri ampli spettacolari sul pulito!

  2. venerdì 27 febbraio, 2015 alle 12:26

    Per “pulito marshall” intendo quello in stile plexi non tirate per il collo 🙂 (anche se oramai tutti noi conosciamo quel pulito marshall sporco ma intrigante). Il sound del blackstar risente molto delle EL34 ed è per quello che ho subito riconosciuto il sapore tipicamente britannico. Mi piacerebbe provarlo, solo che qui in zona non c’è nulla 😦

    Sul peavey concordo, probabilmente con un cono diverso suonerà meglio…il problema è trovare il cono adatto (il blackstar col V30 che ci hai montato suona decisamente meglio dell’originale, ma essendo british di natura, sarebbe bello poterlo sentire con un bel greenback).

    • 4 vigilius
      venerdì 27 febbraio, 2015 alle 12:27

      Avevo pensato al Greenback, ma arriva sino a 25 watt mentre l’ampli spinge sino a 40 watt e quindi si rischia!

      • venerdì 27 febbraio, 2015 alle 14:27

        Vero, ma tieni conto che un’amplificatore valvolare, in generale, non sviluppa tutta la sua potenza dichiarata. Un altro vantaggio è che il greenback 25 watt lo potresti sfruttare pienamente dando quindi il top del suo suono..:)

        • 6 vigilius
          venerdì 27 febbraio, 2015 alle 14:38

          Considerando che anche in sala prove con batterista annesso non riesco mai a passare 1/4 del master volume di un ampli… c’è da chiedersi cosa realmente serva oggi! Poi non sono così sicuro che il greenback sia il ‘mio’ cono, lo conosco pochissimo.

  3. venerdì 27 febbraio, 2015 alle 13:29

    I blind test sarebbero fondamentali sempre: per me che suono (sarebbe meglio dire cerco di suonare) soul/funk e country il pulito è importantissimo e avevo pensato che il Peavey Classic 30 sarebbe stato un buon candidato, nel caso facessi un upgrade del mio (Laney CUB 10).

    Forse lo pensavo perché ha il rivestimento in tweed marroncino stile Bassman e perchè nel nome c’è la parola “classic”. 🙂

  4. 8 vigilius
    venerdì 27 febbraio, 2015 alle 13:32

    Anche se io ho fatto le cose il più oggettivamente possibile senza nessun trucco c’è anche chi mi ha accusato di aver suonato talmente male da non rendere riconoscibile il Classic30; fatto sta che suona così! Per certe cose è veramente azzeccato, sto registrando il crunch e il suono con i pedali dove secondo me se la cava molto meglio, ma per il soul va anche bene, ma per il funk io ho in mente suoni più ‘acuti’ anche se svuotandolo di bassi e pompando gli acuti forse ci arriva pure. La verità è che devi trovarne uno e provarlo!

  5. lunedì 2 marzo, 2015 alle 1:08

    Quindi, sarà l’ora che non mi fa connettere molto il Blackstar l’hai tenuto o no?
    Anche io ho una voglia assurda di provare gli Hiwatt ampli da 350€ che da quello che ho letto suonano molto bene e mantengono pur in maniera un po’ ridotta le caratteristiche della mamma DR 103.
    Diciamo che la voglia di prenderlo e farmi tutto il Live a Leeds con l’ SG c’è tutta… ma i vicini saranno contenti?

    • 10 vigilius
      lunedì 2 marzo, 2015 alle 7:30

      Certo che l’ho tenuto e sembra che i piccoli HIWATT abbiano anche un suono distorto più che decente e quindi LIve at Leeds è alla tua portata; i vicini? Spazzali via con due accordi 😀


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