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Sei anni!

Ogni volta che sento al telegiornale dell’anniversario del terremoto di Fukushima la memoria va a quello stesso giorno quando, uscito dal ‘mio’ negozio di musica con l’ultimo mio acquisto – la Strato Classic Player 60 – accesi la radio in auto e sentii la terribile notizia del disastro e così i due fatti si sono legati indissolubilmente. Con quella chitarra feci uno dei miei video ‘di successo’ di Youtube (Testing my FENDER STRATOCASTER Classic Player 60) in cui suono un brano vagamente blues io che di blues non ci capisco nulla: ad oggi più di 41.000 visualizzazioni, 224 valutazioni positive ed uno solo, suppongo il solito, pollice in giù e ben 224 ‘discussioni’; ancora settimana scorsa c’è chi mi ha scritto per farmi i complimenti e chiedere informazioni sulla chitarra. Beh, chi mi segue sa già che quella chitarra non esiste più: pur suonando benissimo, pure lei ha avuto il suo piccolo tsunami, ma la causa non è stata l’acqua, ma il sottoscritto: l’ho smembrata e con i suoi pezzi sono nate due chitarre diverse. Una è la famosa ‘bio-strato’ che praticamente suona identica, se non meglio, alla chitarra che acquistai 6 anni fa dimostrando così una mia teoria: il suono di un’elettrica è frutto all’80% del manico e dei pickup ed infatti quella chitarra ha proprio quelle parti che provengono dalla Classic Player 60 originale. E i pezzi rimanenti?

Qui nasce la storia della ‘Strato del bù’ (ci sono pure i video che documentano il tutto): con ciò che mi era rimasto della CP60 – quindi il corpo, il ponte, le meccaniche, la piastra del manico e poco altro – ho fatto del bricolage ed è nata una nuova chitarra che mi sta dando molte soddisfazioni dato che ultimamente suono solo questa. Eccola in qualche scatto casalingo.

Il nero-sporco che si vede dove si appoggia il braccio (in realtà è di più di quello che la foto mostra) e frutto proprio dei miei maglioni in pile che utilizzo quando suono in casa o con mio fratello e i suoi compagni di classe, una volta al mese, in sala prove: la sto reliccando ‘naturalmente’.

Le plastiche derivano da chissà dove e si sono ingiallite naturalmente – il battipenna dev’essere della strato messicana, che non ho più, acquistata nel 2009 – e i pickup sono degli ottimi Di Marzio della serie Area.

Il manico è un AllParts licenced by Fender che ho sempre amato per le sue venature e per un profilo spessissimo stile mazza da baseball: infatti la chitarra suona grossissima per quel motivo (sempre per la teoria di cui sopra).

La verniciatura alla nitro è opera del grande Matteo Caminada ed anche il nero-sporco del retro è frutto dei miei pile; giuro che per un momento avevo pensato anche di farmela verniciare a quadretti!

La scritta è volutamente sbagliata – non dovrebbe avere il bullet con quel logo – per non ingannare nessuno ed è un banale adesivo.

Ma come potete constatare è un ‘falso d’autore’ dato che l’ho firmata con l’adesivo dell’amico Son of Aleric!

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