Posts Tagged ‘Classic Player 60

11
Mar
16

Quinto anniversario

Oggi è il quinto anniversario del disastro nucleare di Fukushima che per me rimane indissolubilmente legato all’acquisto della mia Classic Player 60. Infatti esattamente 5 anni fa uscivo dal ‘mio’ negozio di musica con un nuovo ‘giocattolo’ e mentre tornavo a caso sentivo la terribile notizia del terremoto di Fukushima e delle sue cause facendomi sentire in colpa per il ‘regalo’ che mi ero appena fatto. Quella chitarra non c’è più così come la presi, quella chitarra adesso è ‘due’ chitarre: già, l’ho moltiplicata!     😮

A sinistra vedete il battipenna, tutta l’elettronica e il manico di quella chitarra alla quale abbinai un corpo nuovo (detto tra di noi è venuta una super-chitarra), a destra invece, ancora in via di perfezionamento, c’è il corpo, riverniciato, e l’hardware rimasto dallo scempio precedente; insomma, come faccio ‘pasticci’ io non li fa nessuno.

In mezzo, quello giallo che sorride sempre, c’è il mio nuovo allievo di chitarra (dicono sia di Sorrento) al quale sto insegnano a suonare ‘O sole mio…’!

Con la chitarra ancora originale ho fatto forse uno dei miei video meglio riusciti su Youtube, una di quelle improvvisazioni che non mi riuscirà mai più anche se campassi altri 1000 anni. Un video che ad oggi ha quasi 35.000 visualizzazioni, 186 like e 202 commenti: una specie di trionfo per un ‘Mr. Nobody’ quale io sono!

07
Ago
15

Setup OK!

Onore al merito al buon Matteo che mi ha fatto veramente un ottimo setup: rettifica ok, altezza corde ok, tremolo flottante ok, insomma: ha fatto tutto ciò che gli ho detto esattamente come volevo io mettendo la sua esperienza e la sua professionalità al mio servizio.

Oggi ho potuto provare la chitarra – in qualche prossimo post svelerò il nome che ho deciso di darle – con l’ampli e devo dire che si è comportata molto bene; lo stesso Matteo mi ha confermato che è molto ‘gustosa’ da suonare. Il look ‘old’, ma la tastiera più piatta e moderna garantiscono una suonabilità ottima.

Ecco una foto d’insieme del mio setup ad oggi, ma non è detto che rimarrà così a lungo: tanto per cambiare sono in vena di ripensamenti e stravolgimenti, ma la Strato, questa o altre fa lo stesso, rimane un punto fermo!

 

E la ‘strato del bù’ che fine ha fatto? Pazientate gente, pazientate!

06
Ago
15

Tornata a casa una strato

Ricordate che avevo due strato dal liutaio? Sì? Beh, una è tornata a casa oggi. Prima di tutto devo dire che il liutaio ha fatto per me un buon lavoro: il liutaio è Matteo, di Caminada Guitars. L’avevo ‘incrociato’ sul forum di MusicOff ed è qui nella bergamasca: non vicinissimo, ma neppure in capo al mondo ed in agosto, con il traffico azzerato, in una ventina di minuti si raggiunge. Ragazzo molto simpatico e sincero: ti dice quello che pensa e quello che c’è da fare badando sempre al risparmio. Se una cosa secondo lui non è da fare te lo dice, poi se insisti… la fa pure! Quando ha visto la mia strato relic – forse le ho trovato un nome, ma ne parlerò un’altra volta – gli sono brillati gli occhi perché mi ha detto che è la sua combinazione di colori preferita ed adora il palissandro; fatto sta che mi ha fatto rettifica dei tasti e setup generale. Ci ha messo un bel po’ di tempo, ma mi aveva avvertito che lui non lavora di fretta e poi in mezzo ci sono state le mie vacanze prime e le sue poi. Mi ha stupito il fatto che prima di procedere al setup vero e proprio abbia testato a lungo il trussrod della chitarra per vedere come reagiva, dopodiché mi ha detto che sono a fondo corsa con lo stesso, ma le 009-042 le può reggere bene (mi ha montato, con mio consenso prima, delle corde italiane: le D’Orazio. Testiamo anche quelle).

La prima sorpresa è stata che sotto il tacco del manico ha trovato questo spessore.

 

A dire il vero nessuna sorpresa: sapevo che ci fosse e mi era anche stato detto che era stato messo lì apposta per correggere l’angolo del manico; quello che non sapevo era che fosse fatto di laminato e scotch di carta per tenere insieme il tutto. Ok, il suo lavoro lo fa, ma Matteo ha preferito farmene uno in acero che garantisce un miglior contatto tra le parti e probabilmente anche una migliore trasmissione delle vibrazioni.

 

Ho le immagini perché lui documenta tutti i suoi lavori per il cliente: ottimo!

Mi ha pure detto che il manico è molto bello, ha una buonissima suonabilità – è quello originale della Classic Player 60 che però se avesse avuto un trussrod con doppia azione sarebbe stato molto meglio, ma il prezzo sarebbe certamente salito – ed ha un capotasto fatto a regola d’arte al punto che non l’ha toccato perché l’ha trovato ottimo.

Come suona? ve lo dirò nella prossima puntata   😛 .

11
Mar
14

Già 3 anni!

Erano esattamente tre anni fa: uscivo dal ‘mio’ negozio di musica con un nuovo ‘giocattolo’ e mentre tornavo a caso sentivo la terribile notizia del terremoto di Fukushima; per i nostalgici andate a leggere qua e riscoprirete anche il ruolo avuto da mia moglie in tale acquisto e il significato ‘numerico’ che io assegno a quella data.

Gran bella chitarra, non c’è che dire ed anche il suo suono, quando la presentai su Youtube, ebbe un gran successo: ad oggi quasi 20.000 visualizzazioni, 184 commenti e forse la mia performance migliore sul web.

Quella chitarra oggi non esiste più: si è sdoppiata! Già, quella Fender Classic Player 60 è diventata due chitarre: queste follie le posso fare solo io. Il manico e il battipenna con l’aggiunta di un nuovo corpo sono diventate questa chitarra qua sotto: l’unica che non ha ancora un suo nome (sono accettate proposte!)

I pezzi rimasti, corpo e tremolo, si sono uniti ad un altro manico e sono diventati la ‘strato del bù’ (anche se per un po’ l’ho chiamata VGcaster), chitarra tuttora non giunta alla sua veste definitiva.

La domanda è: “Ne è valsa la pena?”

02
Giu
13

La strato ‘del bù’ e la ‘scatola’!

Una scatola? E che c’azzecca una scatola in un post sulla Strato? Cominciamo con lo spiegare che il termine ‘c’azzecca’ è famoso per essere di un ex-politico quasi mio concittadino il cui figlio, che con uno sforzo di fantasia sovrumano è stato chiamato Antonio, ha suonato la batteria in un concerto in cui io suonavo la chitarra: roba da non credere! Comunque chi ha buona memoria ricorderà che io ogni tanto nomino una scatola, una specie di ‘scatola dei ricordi’ ,in cui via via mettevo e metto ancora da parte pezzi di chitarra per… già, perché? Onestamente non lo so: certe cose le ho date via senza problemi, altre le ho tenute come memoria storica di certi momenti della mia vita.

Partiamo dalla scatola numero uno: il 1 aprile di non ricordo più bene quale anno (anni ’80 comunque) sono partito per il militare e sono entrato nella caserma Battisti di Aosta per i 5 mesi di corso AUC della SMALP! Il giorno prima ho sostenuto l’ultimo esame universitario e il weekend precedente, con mio padre, ero a Lecco in visita a parenti e mi sono comprato un paio di scarpe da ginnastica di una marca allora sconosciuta: Reebok! Quelle scarpe mi salvarono i piedi nelle corse mattutine da alpino, alle 6 del mattino, e conservo ancora la scatola che è quella che vedete qua sopra. Con l’andare del tempo quelle scarpe benedette diventarono la mia seconda pelle dei piedi (prima avevo avuto solo Adidas, mai più prese da allora, perché già scadute di qualità o le Superga) fino a quando, a malincuore, dovetti buttarle via (non prima di aver subito una lenta declassazione sino ad arrivare ad essere ‘scarpe da giardino’ tutte bucate, ma almeno 7-8 anni le ho tenute); ma la scatola no, quella le tenni con me ed iniziò a diventare il rifugio dei miei ‘rifiuti’ fenderiani. Anche la scatola però cominciava a cedere e quindi dovetti sostituirla, ma esiste ancora ed ora è in ripostiglio che contiene spazzole e altro.

La scatola numero due è ancora della Reebok e si riferisce all’ennesimo paio di scarpe che io indossavo praticamente sempre: ho passato anni e anni in divisa jeans e scarpe da tennis e solo ultimamente mi sono civilizzato un po’, merito della moglie che mi ha sgrezzato, ma solo un po’.

Come vedete ora ha assunto un ruolo molto più prosaico: contiene le bollette di svariati anni prima che mi decidessi a passare a quelle esclusivamente online per risparmiare spazio e carta. Nel frattempo i ‘rifiuti tossici fenderiani’ aumentavano di quantità e volume e quindi?

Quindi scatola numero 3: il mio ultimo paio di Reebok!

Come potete notare le nuove scatole, risale comunque al 2005 circa, sono molto più capienti e quindi c’è finito dentro di tutto; a me questa cosa ricorda molto le famose tasche di Eta Beta, ma penso di ricordarlo solo io. Naturalmente non ci può stare proprio tutto tutto, ma le cose piccole sì; di certo non il corpo della mia Classic Player 60 o i battipenna, ma tutto il resto sì! Tra l’altro queste scatole raccontano anche la storia dell’economia mondiale degli ultimi 30 anni: la prima ha scritto Made in Korea, la seconda Made in Indonesia e la terza… indovinate un po’? Bravi, Made in China :-(.

Ma cosa contiene la scatola nella sua versione updated 3.0? Apriamola…

E no, non vi svelo mica tutto adesso! 😉 Da allora non ho più avuto Reebok!

P.S. -Sono l’unico che riesce a scrivere un post su delle scatole: una vera ‘rottura di scatole! 😀

Tra l’altro conservo ancora l’astuccio con cui andavo a scuola al liceo da studente, riciclato poi da professore e messo ora definitivamente a riposo; era fatto a mano da mia madre con la stoffa di miei jeans da buttare via 😦

30
Mag
13

Una strato ‘del bù’!

‘Del bù’ in bergamasco vuol dire ‘davvero’ e l’ho dovuto pure cercare sul web tanto non so qualsivoglia dialetto :-(; comunque tutto questo per dire che mi ritrovo, contro la mia volontà, con tanti pezzi sparsi di strato che mi sono girate tra le mani in quasi 30 anni di passione musicale. Se con i pedali ho sempre preferito dare via ciò che non uso, con i ‘pezzi’ di strato non sempre è successo così perché… non lo so il perché, semplicemente è successo che negli anni abbia accumulato tante stupidatine varie; ognuna di quelle ‘stupidatine’ è un ricordo per me. La storia della mia Classic Player 60 suppongo la ricordiate tutti, no? Allora andate a leggere qua il mega-riassunto altrimenti non potete continuare a leggere.

Purtroppo Stefano non è riuscito a vendere il vecchio corpo della chitarra: non è il momento giusto, c’è la crisi e bla, bla, bla… io non ci ho neppure provato perché non ho tempo e allora? E allora ho guardato nella mia ‘scatola magica’ dei ricordi: è una scatola da scarpe dove conservo tutti i pezzi vecchi che non ho avuto il coraggio di buttar via per motivi sentimentali ed ho scoperto che ne ho veramente tanti al punto che potrei quasi farmi una nuova chitarra. Lo faccio? Ho parecchi problemi di ordine morale che mi bloccano: avere già 4 chitarre mi fa sentire in colpa perché… perché è uno spreco ed odio gli sprechi; poi il lavoro per ora c’è, ma domani? Le prospettive non sono rosee: il mio lavoro non è sincronizzato con l’economia e spesso mi è capitato di ‘tirare la cinghia’ quando gli altri folleggiano e viceversa, quindi ho acquisito la mentalità della formica e non faccio mai passi avventati perché una banale spesa imprevista stile dentista può costituire per me un vero e proprio tracollo finanziario. D’altra parte vivo ‘hic et nunc’, qui ed ora (devo citare in latino per restare al livello del grande Son of Aleric), dunque proviamo: a fare cosa? Fare una strato con gli avanzi di altre strato che non ci sono più! Idea folle? Certo, ma vi sembro normale?

Partiamo dal corpo: è quello invenduto della mia Classic Player 60; smontato e senza il resto è solo un pezzo di legno, anche alquanto leggero, che fa quasi impressione tenerlo in mano: non ho mai avuto in mano un ‘pezzo di Fender’ decontestualizzato. Giuro che mi sento quasi come un macellaio che tratta un pezzo di carne viva, non so neppure come tenerlo in mano dal momento che mi mancano i punti di riferimento a cui sono così abituato; mi sento Jack lo Squartatore con una sua vittima e non sto scherzando, sono proprio a disagio, manco avessi in mano un fegato o un rene. La strato per me è una ‘cosa viva’, un’intero indivisibile ed averne in mano un pezzo mi fa veramente impressione; però mi permette di notare una cosa strana: la data di nascita del corpo, cosa che normalmente non si può vedere.

22 marzo 2010, che coincidenza: io l’ho comprata l’11 marzo 2011, il giorno del terremoto con tsunami in Giappone, e quindi ho comprato una chitarra ‘vecchia’ solo di un anno e, tra l’altro, 22 è il doppio di 11: coincidenze? La data è scritta con la nomenclatura latina e non inglese, segno inequivocabile che viene dal Messico, cosa che già sapevo, altra curiosità comunque. Ora tenterò di fotografare il corpo nudo, impresa disperata perché essendo sunburst è praticamente impossibile averne una foto fedele dato che cambia colore a seconda dell’angolazione della luce circostante; probabilmente è questo uno dei motivi per cui trovo questa colorazione così affascinante.

Visto così il corpo sembra uguale a quella che mi sono fatto fare, relic a parte, ma la foto inganna; cioè, l’immagine non può ingannare, però è così solo alla luce naturale che gli batte addosso. Poi senza battipenna si vede molto meno giallo che poi verrà coperto: insomma, se avete visto anche le immagini dell’articolo vecchio avrete notato che è più scura, motivo per cui ho voluto poi farmene una con un sunburst molto più ‘vivo’. Eh già, salvo poi scoprire che una mia alunna, l’anno scorso, mi fece, con un I-Phone, una foto allo spettacolo della scuola con una ripresa da lontano al buio parecchio brutta in cui però si nota come questo corpo con le luci da palco appare più chiaro di quanto lo veda io a occhio nudo: insomma, un caos!

L’immagine sembra un quadro a tempera futurista, l’ho detto che l’immagine era fatta in situazione disperata, ma mi ha confermato quanto il sunburst possa essere camaleontico. Probabilmente se avessi visto l’immagine subito e non quasi un anno dopo, non avrei intrapreso quell’odissea che mi ha comunque portato ad avere una strato personalissima verniciata alla nitro con tutti i pregi e difetti che quest’ultima ha. Insomma, alla luce naturale battente anche il ‘vecchio’ corpo ha un bel sunburst.

Un’altra cosa che ho notato riprendendo in mano il ‘vecchio’ corpo è che non è più lucido come lo era in origine; le chitarre nuove hanno uno strato spesso di vernice poliuretanica, credo si dica così, che impedisce loro di rovinarsi e reliccarsi: sono nuove a vita! Non c’è possibilità alcuna che diventino come quelle di una volta: forse è un bene o forse no, ognuno ha un parere proprio a proposito. Fatto sta che guardando il corpo noto immediatamente che il tipo che aveva iniziato a lavorarci, che ora so chiamarsi Alex, ci aveva provato a sverniciarla rinunciando quasi subito perché ‘a mano’ era un lavoro improponibile e farlo fare con delle macchine apposite veniva a costare più di un corpo nuovo grezzo che è poi quello che ho fatto e bla, bla, bla… vedere l’articolo in cui racconto tutto. Morale della favola ci sono tracce di colla di nastro adesivo messo per proteggere certe parti, viene via facilmente, e tracce di una prima levigatura: un po’ si nota anche dalle immagini. Insomma il corpo non è più lucido e plasticoso come quando l’ho lasciata in negozio prima del cambio-corpo, ma è diventato semi-lucido; non è opaco come quello della RollingCaster, ma neanche così lucido-a-specchio come quando è nuovo. Strano vero? Avevo pensato addirittura di sverniciarlo a mano io durante l’estate, mal che vada mi faccio i muscoli delle braccia, per farmelo poi verniciare alla nitro con il colore nero, uno dei classici che mi manca, ma ho poi pensato che se non l’ha fatto un professionista forse io non potrei che fare peggio se non proprio danni. In fondo è pur sempre un corpo originale Fender; poi voglio risparmiare al massimo sull’assemblaggio di questa chitarra per sentirmi in pace con la mia coscienza (non posso non pensare a cosa sta passando, solo a titolo d’esempio, l’amico Cris) e quindi penso che rimarrà così, in fondo è anche un po’ un segno del destino che sia tornato a me. Altra idea folle era lasciare il corpo al sole tutta estate per forzare una scoloritura naturale, ma per ora di sole non se ne vede poi molto ed esiste anche il problema di dove metterlo all’aperto senza che se lo freghino o si rovini in modo non ottimale; il sole sa essere bello tosto alle volte e temo anche che il legno possa ‘imbarcarsi’.

Per ora chiudo qui perché sono già stato prolisso e noioso e non voglio stancare i miei 3-4 lettori oltre all’amico Son; resta il fatto che sono disposto ad ascoltare qualsiasi consiglio che però dovrà avere come requisito fondamentale quello di essere ‘a costo zero’ o poco più.

Rimane un grosso interrogativo a cui non so, per ora, dare risposta: come chiamerò questo mostro?

08
Mar
13

Alla ricerca del suono perduto – parte 8

Torno dopo una pausa un po’ troppo lunga causata da mancanza di tempo; oramai vado verso la fine della mia ‘serie’ e tratto, per l’ultima volta (almeno credo), l’argomento amplificatore e passo poi a parlare di un pedale che non fa nulla, tranne il ‘silenzio’.




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Mauro Principi

La musica è arte, armonia, cultura, e soprattutto cibo per l'anima.